Trump: Comey? Non stava facendo un buon lavoro all'Fbi
Il presidente sta già prendendo in considerazione possibili sostituiti

Il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, difende la sua decisione di licenziare il direttore dell'Fbi, affermando che "non stava facendo un buon lavoro". Si tratta delle prime dichiarazioni pubbliche di Trump sul licenziamento di James Comey, che ha scatenato un polverone di polemiche negli Usa, e il presidente le ha rilasciate nel corso di una riunione con l'ex segretario di Stato americano Henry Kissinger nello Studio Ovale.

Rispondendo a un'altra domanda, Trump ha detto che la questione di Comey non ha influito in alcun modo sulla riunione che ha avuto con il ministro degli Esteri russo Sergey Lavrov: "No, assolutamente", ha affermato. Il presidente Usa, poi, non ha voluto rispondere alla domanda se il nuovo direttore dell'Fbi sarà incaricato o meno dell'indagine sul Russiagate che l'agenzia stava svolgendo sotto la direzione di Comey, sugli eventuali rapporti fra la Russia e lo staff della campagna elettorale di Trump. Il presidente sta già prendendo in considerazione quattro possibili candidati per sostituire Comey alla guida dell'Fbi, ma la Casa bianca non ha chiarito se l'indagine sulla Russia resterà aperta o meno con il nuovo titolare a capo dell'agenzia. I quattro sono l'attuale direttore pro Fbi tempore Andrew McCabe, l'assistente direttore Paul Abbate, l'agente speciale di Chicago Michael J. Anderson, e l'agente speciale di Richmond in Virginia Adam Lee.

Quella di Trump davanti alla stampa oggi è stata un'apparizione a sorpresa, dal momento che l'incontro con Kissinger non era in agenda. La Casa Bianca non ha fornito spiegazioni sulla riunione con Kissinger, che è stato consigliere per la sicurezza nazionale e segretario di Stato durante la presidenza di Richard Nixon, dal 1969 al 1974.

LA VERSIONE DEL NYT. Comey pochi giorni prima del licenziamento aveva chiesto finanziamenti e personale aggiuntivi per l'indagine dell'agenzia sulla presunta interferenza della Russia nelle elezioni presidenziali Usa del 2016. È quanto riporta il New York Times, citando tre fonti coperte dall'anonimato. Secondo il giornale l'aumento di fondi era stato richiesto da Comey al vice ministro della Giustizia Rod Rosenstein e poi riferito ai deputati. Il dipartimento Usa della Giustizia, dal canto suo, tramite un portavoce ha smentito "categoricamente" che Comey avesse chiesto finanziamenti aggiuntivi.
 

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