Trent'anni da guerra Falkland-Malvinas, ricordo e tensioni ancora vive

Port Stanley (Isole Falkland), 2 apr. (LaPresse/AP) - Il 2 aprile del 1982 il generale e dittatore argentino Leopoldo Galtieri ordinava l'invasione delle isole Falkland, territorio britannico oltremare su cui Buenos Aires rivendicava la sovranità chiamandole, come ancora oggi, Malvinas. Iniziava così il conflitto che contrappose Argentina e Regno Unito. Una guerra lampo durata 74 giorni, che provocò la morte di 255 soldati britannici, 649 militari argentini e tre abitanti dell'arcipelago. Londra, il cui governo allora era guidato dalla Lady di ferro Margaret Thatcher, dimostrò netta superiorità militare e mantenne il controllo sulle isole.

Oggi, a trent'anni dallo scoppio della guerra, i due Paesi ricordano quegli eventi con cerimonie dal Regno Unito alla terra del Fuoco, fino ovviamente alle stesse isole. L'anniversario arriva però in un momento di particolare tensione tra Buenos Aires e Londra, visto che negli ultimi mesi il governo argentino ha rinnovato la rivendicazione dell'arcipelago, che il governo britannico considera suo territorio dal 1833, quando vi edificò una base navale.

Una cerimonia si è tenuta proprio sulle isole, a Port Stanley, dove oltre 50 membri attuali e veterani della Defence Force delle Falkland hanno reso omaggio ai soldati caduti delle forze britanniche. Le vittime del conflitto sono state ricordate anche al centro nazionale per la commemorazione dei caduti in guerra, a Staffordshire, nel centro dell'Inghilterra, dove è stata accesa una candela, il cui fuoco rimarrà vivo per 74 giorni, la stessa durata dello scontro militare. Nell'estremo sud dell'Argentina, invece, centinaia di persone si sono radunate a Ushuai. Accompagnati da una banda militare, i veterani argentini hanno abbassato la bandiera presso il monumento ai caduti in Piazza Malvinas. I veterani presenti erano in totale 26 e nell'ultima settimana hanno portato la loro testimonianza in giro per tutto il Paese. Ogni anno è tradizione abbassare la vecchia bandiera issata presso il monumento di Ushuaia, per poi sostituirla con una nuova. Commemorazioni si sono tenute anche in Plaza San Martin a Buenos Aires e appuntamenti simili sono in programma in tutto il Paese sudamericano.

Intanto, il premier britannico David Cameron non cede alle richieste dell'Argentina che nel corso degli ultimi mesi ha più volte domandato attraverso il governo di Cristina Fernandez di riaprire la questione sul controllo dell'arcipelago, denunciando una recente militarizzazione dell'area da parte britannica. Tra le proposte anche quella di portare il tema sul tavolo delle Nazioni unite. Una posizione che ha visto diversi personaggi pubblici, tra cui anche l'attore Sean Penn, schierarsi a favore di Buenos Aires. Il Regno Unito, ha detto oggi Cameron, "resta fermamente impegnato nella difesa dei diritti degli abitanti delle Falkland, perché esclusivamente a loro spetta la determinazione del proprio futuro".

All'inizio di marzo la Fernandez aveva definito quella delle isole "una questione regionale, americana e globale che è necessario affrontare con molta serietà". E ha condannato a più riprese "l'ostinato e incomprensibile rifiuto" del Regno Unito di negoziare sulla sovranità delle Falkland. Sulla questione dell'attacco del 1982, infine, la 'presidenta' ha sempre sottolineato come la guerra sia una responsabilità da attribuire alla dittatura e non alla popolazione. A riprova di questo ha scelto poco più di una settimana fa di desecretare il rapporto Rattenbach, un documento di 17 volumi così critico sulla giunta militare che la dittatura ordinò che rimanesse segreto per cinquant'anni. La scelta di rendere pubblico il rapporto, ha spiegato la Fernandez, è stata presa per dimostrare che l'Argentina "sarà sempre dal lato della pace".

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