Thailandia, proteste contro golpe: annullate proiezioni Hunger Games

Bangkok (Thailandia), 19 nov. (LaPresse/AP) - Una catena di sale cinematografiche a Bangkok, capitale della Thailandia, ha annullato le proiezioni dell'ultima parte di 'Hunger Games' dopo che un gruppo di studenti aveva pianificato una protesta contro il golpe militare di maggio scorso. La polizia, hanno riferito attivisti, ha fatto pressioni sulle sale cinematografiche affinché fermassero le proiezioni. Tra gli oppositori del colpo di Stato in Thailandia si è diffuso il saluto a tre dita con indice, medio e anulare alzati, usato da protagonisti della saga. Il governo militare ha vietato il gesto, che nel film simboleggia la ribellione contro il totalitarismo. Un gruppo di studenti dell'università Thammasat di Bangkok ha acquistato un centinaio di biglietti per lo spettacolo di domani nel cinema Sala.

Il gruppo, ha riferito Ratthapol Supasopon, uno degli organizzatori dell'iniziativa, è stato informato successivamente dalla direzione del cinema che le proiezioni di 'Hunger Games' sono state annullate. "Ci hanno detto - ha raccontato l'uomo - di essere a disagio, di voler evitare eventuali problemi e di non voler essere coinvolti in politica. La polizia li aveva contattati e aveva fatto pressioni affinché non ci permettessero di organizzare l'evento". Stamattina, inoltre, cinque studenti sono stati arrestati nel nordest della Thailandia dopo aver fatto il saluto a tre dita durante un discorso del premier Prayuth Chan-ocha, che aveva guidato il golpe del 22 maggio.

Gli studenti indossavano T-shirt con la scritta 'Non vogliamo un golpe' e si erano messi proprio davanti al palco dal quale parlava il primo ministro nella città di Khon Kaen, roccaforte dei sostenitori dell'ex premier Thaksin Shinawatra, deposto con un colpo di Stato nel 2006. Prayuth ha interrotto il discorso e ha sorriso guardando gli studenti. "Qualcun altro - ha domandato - vuole protestare? Venite rapidamente, così poi potrò continuare a parlare". I manifestanti sono stati portati in una stazione della polizia e poi in una base militare, dove sono stati interrogati da soldati. Nei loro confronti non sono state formulate accuse.

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