Thailandia, dimessi i 12 ragazzi. E per la prima volta raccontano: "È stato un miracolo"
I 'cinghialotti' hanno parlato per la prima volta con la stampa, prima di tornare a casa

Hanno lasciato l'ospedale con un giorno di anticipo e sono tornati a casa, felici e in buona salute, i 12 piccoli calciatori thailandesi rimasti intrappolati per diciassette giorni nelle grotte di Tham Luang con il loro allenatore. Prima di raggiungere le famiglie, i 'cinghialotti' hanno raccontato la loro esperienza ai giornalisti in una conferenza stampa seguita dai media di tutto il mondo.

Uno per uno, indossando una maglia celebrativa raffigurante un cinghiale, hanno risposto alle domande che i cronisti avevano concordato con gli psicologi. "È un miracolo", ha detto Adul Sam-on, 14 anni, il primo a parlare in inglese con i sommozzatori arrivati nella grotta dopo nove giorni di totale isolamento. I ragazzi hanno raccontato di essere rimasti senza cibo fino all'arrivo dei soccorritori, e di essere sopravvissuti bevendo l'acqua piovana che gocciolava dalla roccia. "Il mio cervello non funzionava molto bene" senza cibo, ha raccontato Adul. "Abbiamo provato a scavare una via d'uscita perché non volevamo stare solo ad aspettare che le autorità ci salvassero", ha spiegato l'allenatore Ekkapol Chantawong.

I medici hanno assicurato che tutti e 13 sono in buona salute fisica e mentale, ma gli esperti avvertono che i piccoli calciatori potrebbero soffrire di forme di stress post traumatico, e il leader della giunta thailandese, Prayut Chan-O-Cha, ha invitato i media a "essere cauti nel fare domande" che potrebbero causare danni.

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