Svezia al voto: leader di estrema destra denuncia minacce di morte

Nei sondaggi, destra e sinistra si attestano rispettivamente al 37% e al 40%

Integrazione, tasse e Stato sociale: in Svezia i leader dei partiti scoccano le loro ultime frecce prima delle elezioni legislative del 9 settembre, in cui l'estrema destra potrebbe arrivare a un testa a testa con i partiti dell'establishment.

I candidati degli otto partiti in corsa si sono affrontati giovedì sera e lo rifaranno stasera in tv per provare a convincere il quarto dei 7,5 milioni di elettori che sono ancora indecisi a pochi giorni dal voto. Né il blocco 'rosso-verde' del premier socialdemocratico Stefan Löfven, né quello 'borghese' guidato dal dirigente conservatore Ulf Kristersson dovrebbero ottenere la maggioranza al Riksdag, cioè il Parlamento svedese, e sarebbero quindi condannati a trovare alleanze al di là del proprio campo.

In questo contesto si farebbe strada l'estrema destra di Democratici svedesi, partito anti-immigrazione di eredità neonazista che secondo i sondaggi di sette istituti realizzati negli ultimi 10 giorni si attesta al 20% circa, in aumento di 7 punti rispetto alle legislative del 2014. Proprio in questi giorni il suo leader, Jimmie Åkesson, ha denunciato di avere ricevuto minacce di morte. I media locali hanno riportato una copia della lettera, che conterrebbe simboli dell'Isis e minacce ai figli del politico, nonché la scritta: "Ti decapiteremo se non ti ritiri dalle elezioni prima del fine settimana". Il Säpo, cioè i servizi di intelligence svedesi, hanno confermato di avere aperto un'indagine per "minacce" contro una delle personalità a cui i servizi assicurano la propria protezione. La sera delle elezioni, la formazione di estrema destra potrebbe ritrovarsi subito dietro i socialdemocratici o in testa a testa con i conservatori: fino a questo momento senza chance di accedere all'esecutivo, ma comunque con un'influenza inedita e in un contesto molto incerto. I sondaggi vanno considerati con prudenza dal momento che differiscono notevolmente gli uni dagli altri: il meno favorevole dà Democratici svedesi al 16,3%, il più ottimista al 24,8%. Stefan Löfven giovedì sera ha invitato i cittadini a votare per un "governo stabile in grado di guidare la Svezia in questi tempi incerti". Per poi ritrovarsi a difendere il suo governo sull'emittente privata TV4 per avere aperto le frontiere della Svezia a 250mila richiedenti asilo nel 2014 e nel 2015, prima di richiuderle. "L'integrazione è la questione cruciale del nostro tempo", gli ha detto il conservatore Ulf Kristersson, mentre il capo dell'estrema destra Jimmie Åkesson ha accusato il governo di lassismo nella lotta contro la criminalità, invitando "chi non si adatta a tornare a vivere in un altro Paese".

Nei sondaggi, destra e sinistra si attestano rispettivamente al 37% e al 40%. "È difficile individuare lo scenario più probabile", ha dichiarato ad AFP Ulf Bjereld, politologo dell'università di Göteborg. La maggior parte degli osservatori, tuttavia, ipotizza un nuovo governo di minoranza guidato da Löfven, con una minoranza ancora più debole di quella attuale. Lui, dal canto suo, giovedì si è dichiarato aperto a una cooperazione con il Partito di centro e i liberali. Quanto all'estrema destra xenofoba di Democratici svedesi, dice di essere disponibile a lavorare tanto con la sinistra quanto con la destra, a condizione di potere avere voce in capitolo sulla politica migratoria.

Finora, tuttavia, nessuno dei blocchi ha mostrato disponibilità a rompere il 'cordone sanitario'. Anche Ulf Kristersson, l'avversario principale di Stefan Löfven, che lo incontrerà sabato in un ultimo duello tv, ha escluso ancora una volta giovedì di poter tenere la mano all'estrema destra. Non sembrerebbe dunque avere altra scelta se non quella di negoziare un compromesso con i socialdemocratici sui grandi temi: riforma fiscale, integrazione, scuola, sistema sanitario. Ma le distanze fra i due blocchi su welfare e bilancio sono talmente marcate che secondo alcuni analisti si rischierebbero elezioni anticipate, eventualmente le prime dal 1958. Qualunque sarà l'esito domenica, Jimmie Åkesson ha avvertito sinistra e destra che non potranno tenerlo ai margini e considerare il suo partito "come una malattia passeggera che tocca temporaneamente il Parlamento". Dall'Italia Matteo Salvini gli ha dato giovedì il suo sostegno.
 

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