Strasburgo approva l'emendamento per estradare Casimirri

Partecipò al sequestro di Aldo Moro. Condannato all'ergastolo, ora è titolare di un ristorante in Nicaragua

Il Parlamento europeo ha approvato un emendamento, sostenuto dalla Lega di Matteo Salvini, che chiede l'estradizione del brigatista Alessio Casimirri dal Nicaragua. Casimirri, nato a Roma il 2 agosto 1951 e brigatista rosso, tra le altre cose ha partecipato al sequestro Moro e all'omicidio della sua scorta, ha partecipato agli attentati mortali dei giudici Palma e Tartaglione e all'assalto alla sede della Dc di piazza Nicosia a Roma. Condannato all'ergastolo, ora è titolare di un ristorante in Nicaragua, La Cueva del Buzo a Managua.

Nella risoluzione non vincolante, approvata dal Parlamento europeo con 322 voti favore, 25 contrari e 39 astensioni, si chiede l'estradizione immediata in Italia di Casimirri, ex brigatista condannato in via definitiva a sei ergastoli per il sequestro di Aldo Moro e "protetto dal governo nicaraguense". Nella risoluzione, il Parlamento europeo prende atto della grave situazione in cui è piombato il Nicaragua dopo i tumulti che hanno avuto luogo nell'aprile e nel maggio 2018 e chiede alle autorità locali la definizione di una chiara tabella di marcia per elezioni libere, eque e trasparenti da organizzare nel prossimo futuro. Il servizio stampa dell'Eurocamera ricorda che, proprio lo scorso gennaio, una delegazione di 11 deputati europei si era recata in Nicaragua per valutare con i propri occhi la situazione sul campo, constatando la grave violazione dello Stato di diritto. Dopo la visita della delegazione, dichiarano i deputati, la repressione nel Paese si è ulteriormente intensificata, registrando un aumento delle violazioni nei confronti dell'opposizione e delle limitazioni imposte alle libertà fondamentali. Le organizzazioni internazionali sono state allontanate dal Paese e molti universitari, quasi 200, sono stati espulsi dalle università. Anche il diritto all'informazione risulta seriamente minacciato. I giornalisti sono stati detenuti, esiliati o minacciati, mentre alcuni media sono stati chiusi. La mera pubblicazione di giornali risulta in pericolo, vista la mancanza di carta e inchiostro, posti sotto sequestro dal governo nicaraguense, sottolineano i deputati.

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