Strage in club gay di Orlando, l'Isis conferma: Ci siamo noi dietro la strage
Nell'attacco sono morte 50 persone e 53 sono rimaste ferite

Lo Stato islamico conferma la rivendicazione per l'attacco avvenuto in un gay club di Orlando, in Florida, costato la vita a 50 persone. La rivendicazione arriva dall'emittente ufficiale del gruppo jihadista, radio Al-Bayan. Ieri la notizia era stata data dall'agenzia di stampa Amaq, vicina all'Isis.  "Uno dei soldati del Califfato in America - dice l'annuncio della radio - ha portato a termine un'invasione di sicurezza, riuscendo a entrare a un raduno di crociati in un nightclub per omosessuali a Orlando, in Florida" dove "ha ucciso e ferito oltre cento di loro, prima di essere ucciso".

Si tratta di una delle più grosse stragi avvenute negli Stati Uniti dopo il massacro del 2007 alla Virginia Polytechnic Institute, a Blacksburg nello stato della Virginia, in cui sono morte 32 persone. 

Omar Mateen, il 29enne di famiglia afghana identificato come il killer, aveva lavorato dal 2007 al 2013 per la compagnia di sicurezza G4s. "Mateen - si legge in una note diffusa dal portavoce dell'azienda - era stato sottoposto a selezioni e controlli sul passato quando venne reclutato nel 2007 e i controlli non hanno evidenziato nulla di preoccupante". Le valutazioni, specifica l'azienda, "sono state ripetute nel 2013", senza esiti. La compagnia era venuta a sapere nel 2013 che l'uomo era stato interrogato dall'Fbi, ma le inchieste erano state chiuse.

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