Sospetti su prima moglie di Bin Laden: gelosa, fu forse lei a tradire

Rawalpindi (Pakistan), 8 mar. (LaPresse/AP) - Gli ultimi giorni di vita di Osama bin Laden non sono stati semplici. Non solo per la presunta malattia da cui era affetto e per la necessità continua di eludere l'intellignece di tutto il mondo, ma anche per il clima familiare di sospetti che si era venuto a creare nella casa dove il numero uno di al-Qaeda viveva con le tre mogli: l'ormai celebre compound di Abbottabad, dove il 2 maggio dello scorso anno è stato raggiunto e ucciso da un commando di Navy Seal. Al terzo e ultimo piano Bin Laden viveva con la moglie più giovane, la favorita Amal. Ma i problemi sono iniziati quando la consorte più anziana, Khairiah, si è presentata al compound dopo diversi anni di vita lontana dal marito ed è stata costretta ad andare a dormire nel letto al piano inferiore. Gli altri membri della famiglia, tutti stipati nella casa bunker, erano convinti che la donna volesse tradire lo sceicco del terrore.

Questo quadro, non certo semplice da decifrare, emerge dalle rivelazioni di Shaukat Qadir, ex ufficiale dell'esercito pakistano che ha trascorso gli ultimi mesi a ricostruire gli eventi e che riferisce di aver avuto accesso alle trascrizioni degli interrogatori dell'intelligence pakistana, l'Isi, nei confronti della moglie più giovane di Bin Laden, arrestata durante il raid. Qadir ha avuto anche la possibilità di visitare quattro volte la villa, sequestrata dopo l'attacco e distrutta la scorso mese.

La famiglia viveva nella struttura da metà 2005. La casa ospitava 28 persone, tra cui il 54enne Bin Laden che al momento della morte pare fosse gravemente malato al fegato, tre mogli, otto dei suoi figli, di età compresa tra i 24 e i tre anni, e cinque dei suoi nipoti. Tra gli ospiti nell'edificio anche il corriere di bin Laden, suo fratello, le loro mogli e i loro figli.

Il numero uno di al-Qaeda viveva al terzo piano, lo stesso in cui è stato ucciso. Qui condivideva una stanza con la moglie più giovane, Amal Ahmed Abdel-Fatah al-Sada, yemenita che sposò nel 1999 quando la donna aveva 19 anni. Sullo stesso piano, ma in un'altra camera, viveva invece la seconda moglie, Siham Saber, spiega ancora Qadir. Secondo quanto ha riferito la giovane Amal agli agenti dell'Isi, l'arrivo ad Abbottabad all'inizio del 2011 della consorte più anziana, la saudita Khairiah Saber, ha rotto gli equilibri familiari. Tra Khairiah, che sposò Bin Laden alla fine degli anni '80, e Amal, non correva già buon sangue proprio a causa dei favoritismi del marito per quest'ultima. Gli stessi agenti dell'Isi, dopo aver interrogato la saudita, l'hanno descritta "così aggressiva da essere quasi intimidatoria". Prima di sposarsi con lei Bin Laden aveva già avuto due mogli, da cui però aveva divorziato. In totale aveva oltre 20 figli.

Amal è rimasta vicina a Bin Laden quando lui fuggì dall'Afghanistan in Pakistan dopo l'invasione degli Usa nel 2001, e ha assunto un ruolo attivo nel garantire la protezione del marito, come hanno rivelato i leader tribali dell'area a Qadir. Nel 2001, invece, Khairiah lasciò l'Afghanistan per l'Iran assieme ad altri parenti del leader di al-Qaeda. Qui sono stati posti agli arresti domiciliari fino al 2010, quando Teheran ne ha consentito il rilascio in cambio di quello di un diplomatico iraniano rapito nella città pakistana di Peshawar.

Khairiah è quindi giunta ad Abbottabad tra febbraio e marzo 2011 e, come ha riferito Amal, è stata destinata al secondo piano della villa. Sempre secondo il racconto della moglie più giovane, Khalid, figlio che Bin Laden ha avuto con Siham, era sospettoso e continuava a chiedere a Khairiah perché fosse arrivata ad Abbottabad. A un certo punto lei gli avrebbe risposto: "Ho un ultimo compito da portare a termine per mio marito". Khalid riferì subito la cosa al padre, avvertendolo che avrebbe potuto tradirlo. Amal, che condivideva le paure di Khalid, ha riferito che lo stesso Osama ebbe qualche sospetto, ma rimase in qualche modo indifferente, agendo come se volesse lasciar decidere al fato.

In realtà non c'è nessun prova effettiva che la moglie più anziana abbia avuto un ruolo nella morte dello sceicco del terrore. Gli ufficiali di intelligence americani e pakistani non hanno mai parlato di lei dal 2 maggio. Al contrario, ufficiali Usa sostengono che sia stato il corriere, conosciuto con lo pseudonimo Abu Ahmed al-Kuwaiti, a condurre inavvertitamente la Cia fino ad Abbottabad. Lo stesso al-Kuwaiti, che viveva nella casa con la moglie e quattro figli, è rimasto ucciso nel raid, assieme al fratello e alla moglie di quest'ultimo che a loro volta abitavano nel compound con i loro tre figli.

Durante gli interrogatori con l'Isi, Amal ha fornito dettagli anche degli spostamenti di Bin Laden dopo la fuga dall'Afghanistan. Nel 2002 passò con il marito diversi mesi a Salman Talab, sobborgo di Kohat, città del nordovest del Pakistan. Lì avrebbero ricevuto la visita di Khalid Sheik Mohammed, mente degli attacchi dell'11 settembre, arrestato a Rawalpindi il primo marzo 2003. Amal ha riferito di essersi spostata costantemente con il marito per evitare la cattura per diversi mesi in Sud Waziristan. Nel 2004 lei e altri membri della famiglia si sono recati a Shangla, città della valle di Swat, a 128 chilometri a nordovest della capitale Islamabad. Bin Laden si è unito al gruppo in un secondo momento. Alcuni mesi dopo si sono spostati tutti a Haripur, a 33 chilometri da Islamabad, quindi nell'estate del 2005 sono giunti ad Abbottabad, a 50 chilometri dalla capitale.

Le fotografie che ha scattato Qadir all'interno del compound, mostrate ad Associated Press, immortalano la scala interna sporca di sangue, le finestre protette da griglie metalliche e un muro alto sei metri attorno all'edificio. L'uomo ha descritto la stanza da letto di Bin Laden, spiegando che uno dei muri era crivellato di colpi di arma da fuoco e sporco di sangue che, secondo fonti dell'Isi, sarebbe stato proprio di Amal, ferita a una gamba durante l'azione. Schizzi avevano imbrattato anche il soffitto. Secondo Qadir, quello potrebbe essere stato sangue dello stesso Bin Laden, colpito a un occhio dal commando.

L'ex ufficiale dell'esercito pakistano si è detto sorpreso soprattutto della mancanza di difese della casa, che non aveva un seminterrato, né un sistema di allarme o vie di fuga accessibili. "In caso di attacco quell'edificio era una trappola mortale", ha commentato. Un ufficiale dell'Isi contattato da Associated Press non ha voluto commentare il racconto dell'ex ufficiale. Le mogli e i familiari del numero uno di al-Qaeda catturati durante il raid sono ancora in custodia delle autorità pakistane.

© Copyright LaPresse - Riproduzione Riservata