Sony Pictures, Obama: Un errore ritirare il film, Usa risponderanno a Nord Corea

Washington (Usa), 19 dic. (LaPresse/AP) - "Sì, credo che (Sony Pictures, ndr) abbia fatto un errore" nel cancellare le proiezioni del film 'The Interview' a seguito degli attacchi hacker subiti. Così il presidente degli Stati Uniti, Barack Obama, ha commentato i recenti sviluppi dell'attacco hacker alla compagnia americana e alla sua decisione di ritirare il film, che descrive un tentato assassinio del leader supremo nordcoreano. "Se si fossero rivolti a me avrei detto loro di non ritirare il film e di non farsi trascinare in un circuito in cui si viene intimiditi", ha proseguito Obama, aggiungendo che avrebbe essere voluto essere consultato sulla decisione. Nella conferenza di fine anno, tenuta a Washington prima di partire per le vacanze alle Hawaii, Obama ha anche elogiato la situazione economica del suo Paese e gli obiettivi che la sua amministrazione ha raggiunto, commentando anche la recente svolta nelle relazioni tra Usa e Cuba.

THE INTERVIEW: RISPONDEREMO ALLA COREA DEL NORD. Gli Stati Uniti risponderanno alla Corea del Nord, "nei tempi e nei modi che saranno decisi", ha annunciato Obama, dopo che l'Fbi ha attribuito a Pyongyang l'attacco hacker in cui sono stati rubati materiali e dati personali dei dipendenti di Sony Pictures. La risposta sarà "proporzionata", ha detto, aggiungendo che l'attacco a Sony Pictures ha "causato molti danni" e che nel futuro si lavorerà alla maggiore sicurezza del web, pensando a una nuova legge. "Non possiamo vivere in una società in cui una qualche dittatura, da qualche parte, può iniziare a imporci una censura", ha sottolineato Obama, facendo riferimento a Pyongyang. Ipotizznando i peggiori scenari che potrebbero delinearsi cedendo alle pressioni, ha descritto situazioni in cui i dittatori potrebbero imporsi dopo avere visto "un documentario o un servizio giornalistico che non piace loro".

CUBA: UN GIORNO LA VISITERO'. Spera di visitare Cuba un giorno, ma quel momento non è ancora arrivato. Così Obama ha parlato dei recenti sviluppi nelle relazioni tra il suo Paese e l'isola. Allo stesso modo, ha precisato che non è ancora neppure arrivato il tempo in cui il presidente cubano, Raul Castro, possa recarsi a Washington. "Questo è ancora un regime che opprime il suo popolo", ha puntualizzato. Poi ha sottolineato che nepppure i cambiamenti saranno necessariamente veloci: ci vorrà ancora tempo prima che il Congresso inizi a dibattere sull'eventualità di mettere fine all'embargo nei confronti di Cuba o perché la situazione sull'isola cambi, ha detto.

AL LAVORO CON IL NUOVO CONGRESSO. "Ero sincero quando ho detto che ho intenzione di lavorare con questo Congresso", ci saranno "disaccordi ma troveremo terreno comune, questo implica compromesso, ma avviamo visto che con il compromesso si raggiungono soluzioni importanti". Obama, parlando del futuro Congresso a maggioraza repubblicana, ha detto che tenterà di avviare una riorganizzazione del sistema fiscale, con la nuova maggioranza Gop, eche "il diavolo sta nei dettagli".

ORGOGLIOSI, PER USA OTTIMI DATI ECONOMICI: I MIGLIORI. "Come Paese abbiamo diritto di essere orgogliosi" perché "l'aumento dell'occupazione è massimo dagli anni '90, c'è stata una sequenza positiva di 59 mesi con nuovi posti di lavoro, tutte posizioni permanenti soprattutto nel settore dell'industria. C'è stato un miglioramento importante per la classe media con un miglioramento dei salari. E c'è stato anche un incremento nel settore manifatturiero, mai così alto dagli anni '90". Obama ha riassunto così i passi raggiunti dal suo Paese a livello economico, aggiungendo che "l'America è riuscita a ottenere i risultati migliori" rispetto agli altri Paesi. "Il salvataggio dell'industria automobilistica è finito, abbiamo restituito ogni centesimo ai contribuenti e l'industria americana è tornata a dati di crescita positivi dal 2005", ha puntualizzato.

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