Slovacchia, scarcerati i sette italiani fermati per l'omicidio del giornalista
Il giovane reporter autore di inchieste sui rapporti tra persone vicino al governo ed emissari della 'ndrangheta

La polizia slovacca ha rilasciato i sette italiani arrestati che erano stati stati arrestati giovedì nell'ambito delle indagini sull'omicidio del giornalista Jan Kuciak, che indagava su fatti di corruzione che sospettava legati alla 'ndrangheta.

Il rilascio è avvenuto poche ore prima del funerale del 27enne, cui hanno partecipato centinaia di persone e dove nell'omelia il sacerdote ha parlato di "un attacco alla libertà del Paese", promettendo che esso sarà vano. L'omicidio del reporter investigativo e della sua fidanzata, Martina Kusnirova, ha rilanciato in Europa il dibattito sulla libertà d'espressione e sulla corruzione. Non solo in Slovacchia, visto il precedente dell'ottobre scorso, quando la giornalista Daphne Caruana Galizia fu uccisa in un attentato a Malta, anch'essa per aver denunciato corruzione. I sette italiani che erano stati arrestati a Michalovce sono stati rilasciati nella mattinata di sabato.

"Nelle 48 ore a disposizione" per la custodia cautelare, "gli inquirenti hanno fatto le verifiche del caso per eventuali incriminazioni. Scadute quelle ore, i detenuti sono stati rilasciati", ha riferito la polizia in una nota. La polizia aveva identificato i sette uomini come Antonino V. (42 anni), Sebastiano V. (40 anni), Bruno V., Diego R. (62 anni), Antonio R. (58 anni), Pietro C. (26 anni) et Pietro C. (54 anni). Secondo i media slovacchi, si tratta dell'imprenditore italiano Antonino Vadalà e di suoi familiari, che il giornalista sospettava fossero legati alla 'ndrangheta. Tra loro ci sono anche il fratello Bruno Vadalà e il cugino Pietro Catroppa.

La procura italiana non ha escluso che dietro l'omicidio di Kuciak e della fidanzata ci sia la 'ndrangheta, mentre il ministro dell'Interno Robert Kalinak ha indicato su Facebook che la polizia italiana, Europol, Fbi e Scotland Yard hanno proposto di collaborare alle indagini.

I cadaveri dei due 27enni erano stati scoperti domenica scorsa nella loro abitazione a Velka Maca, non lontano da Bratislava. Il giornalista stava per pubblicare un articolo sui presunti legami tra il governo slovacco e la 'ndrangheta, che è poi stato diffuso postumo online, seppure non completato. Il reporter è stato sepolto a Stiavnik, nel nord della Slovacchia. Durante la messa, l'arcivescovo di Bratislava, Stanislav Zvolensky, ha denunciato un attacco alla libertà del Paese.

"Se l'assassino ha pensato di poter ridurre Jan al silenzio, ha sbagliato. Ha fatto il contrario. Un attacco contro un giornalista è un attacco anche alla libertà del nostro Paese, non dobbiamo consentirlo", ha detto. Il funerale della fidanzata era già avvenuto a Gregorovce. Entrambi sono stati sepolti con indosso i loro abiti da nozze, visto che avrebbero dovuto sposarsi a maggio.

Venerdì sera, migliaia di persone erano scese in piazza per protestare contro la corruzione, in Slovacchia e all'estero. A Bratislava, i partecipanti erano stati circa 25mila. Il capo del governo slovacco, Robert Fico, ha accusato l'opposizione di strumentalizzare l'omicidio, usandolo come "mezzo politico per far scendere in piazza la gente". Ma già l'anno scorso gli slovacchi erano scesi in strada contro i funzionari pubblici, criticati allora per la lentezza nel combattere la corruzione. A Bratislava, due collaboratori di Fico si sono dimessi, dopo la pubblicazione dell'articolo: la consigliera Maria Troskova e il responsabile del consiglio di Sicurezza nazionale, Viliam Jasan, seppur negando entrambi ogni coinvolgimento.

Il ministro della Cultura Marek Madaric si è invece dimesso per protesta contro l'omicidio. Reporters sans frontières ha chiesto a tutti i politici europei di difendere chi fa informazione: "Hanno la responsabilità di difendere il giornalismo, non di indebolirlo", ha affermato Christophe Deloire, segretario generale dell'organizzazione, dopo aver incontrato Fico. Questi in passato aveva definito i giornalisti come "semplici iene idiote" e "sporche prostitute antislovacche".

Dopo l'assassinio di Kuciak, ha invece incontrato i responsabili delle maggiori testate, garantendo loro "protezione della libertà d'espressione e che la loro sicurezza" è "una priorità del suo governo".

 

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