Siria, voci da Maaloula: bombe e conversioni forzate all'islam

Beirut (Libano), 9 set. (LaPresse/AP) - Sesto giorno di combattimenti a Maaloula e nei dintorni, dopo che sabato il villaggio cristiano a nord di Damasco è finito sotto il controllo dei ribelli siriani sostenuti da Jabhat al-Nusra, gruppo legato ad al-Qaeda. L'Osservatorio siriano per i diritti umani ha fatto sapere stamattina che l'esercito ha ricominciato ad attaccare le alture che sovrastano il centro abitato con la copertura di pesanti bombardamenti. L'obiettivo dei soldati, spiega l'Osservatorio, sembra essere quello di "isolare i ribelli nel villaggio". Intanto dalla città emergono testimonianze e video. Cittadini sul posto raccontano di conversioni forzate all'islam imposte dai ribelli e di irruzioni nei conventi.


A MAALOULA ANCORA 50 RESIDENTI. Uno dei residenti, che ha lasciato la zona negli scorsi giorni, ha riferito che stamattina è stata fatta una tregua per consentire al personale paramedico di portare via 10 residenti cristiani rimasti feriti. Secondo la fonte, nel villaggio restano in totale 50 persone e una chiesa nella zona occidentale del villaggio sarebbe stata bruciata.


MAALOULA VILLAGGIO CRISTIANO, SI PARLA ARAMAICO. Maaloula è un villaggio cristiano, uno dei pochi in cui si parla ancora l'aramaico, ritenuta la lingua parlata da Gesù. Si trova 60 chilometri a nordest di Damasco e ospita due dei monasteri più antichi di tutta la Siria. Prima dello scoppio della guerra civile era una delle principali attrazioni turistiche. L'attacco al villaggio porta alla ribalta le preoccupazioni avanzate dai cristiani siriani che l'alternativa al regime di Assad, i cui membri sono soprattutto alawiti (una branca separatasi dagli sciiti), possa non essere tollerante nei confronti delle minoranze religiose. Sono anche questi timori ad avere aiutato Assad a mantenere il sostegno di ampie parti delle minoranze in Siria, compresi cristiani, alawiti appunto, drusi e curdi. La maggior parte dei ribelli sono musulmani sunniti.


VILLAGGIO RESTA SOTTO CONTROLLO RIBELLI. Stando all'Osservatorio, il villaggio è ancora sotto il controllo di Jabhat al-Nusra, detto anche Fronte Nusra, e del Fronte di liberazione Qalamon. In un video pubblicato ieri, invece, i ribelli avevano affermato che si sarebbero ritirati dalla città dal momento che avevano raggiunto il loro obiettivo di prendere il controllo di una postazione dell'esercito. Anche una suora che si trova a Maaloula conferma che il Fronte Nusra controlla ancora il villaggio, e in un'intervista alla tv libanese Al-Mayadeen racconta nuovi particolari: i ribelli di al-Nusra sono entrati oggi nel suo convento e hanno girato foto e video. "L'esercito siriano si trova in periferia, noi sappiamo solo quello che sta avvenendo nel convento", spiega suor Pelagia Sayaf, a capo del convento di Mar Takla, aggiungendo di non sapere "se qualcuno sia stato ucciso o rapito". "Ci sono scontri sporadici e posso sentire il rumore degli aerei da guerra", ha aggiunto.


CONVERSIONI FORZATE ALL'ISLAM CON MINACCE MORTE. Nel video diffuso ieri dai ribelli comparivano anche due suore, le quali affermavano che erano trattate bene dai ribelli. "Si comportano bene con noi e non ci hanno fatto del male", diceva una delle due religiose. Alcuni residenti di Maaloula, raggiunti telefonicamente, avevano denunciato abusi da parte dei ribelli. In particolare uno di loro ha raccontato di avere visto alcuni cristiani minacciati di morte se non si fossero convertiti all'islam.

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