Siria, veto di Russia e Cina a risoluzione Onu: niente sanzioni

New York (New York, Usa), 5 ott. (LaPresse/AP) - La Russia e la Cina hanno posto il veto sulla risoluzione delle Nazioni unite che minaccia sanzioni contro la Siria. Nella discussione della risoluzione i membri europei del Consiglio di sicurezza hanno moderato per tre volte il linguaggio a proposito delle sanzioni, nel tentativo di evitare il veto di Cina e Russia, ma ciò non è stato sufficiente. La risoluzione è stata bocciata con nove voti a favore, due contro e quattro astensioni I(ndia, Sudafrica, Brasile e Libano.) Il vice ministro degli Esteri russo Gennady Gatilov aveva già dichiarato all'agenzia stampa Interfax che la risoluzione era "inaccettabile", poiché prevedeva sanzioni e non invitava il presidente siriano Bashar Assad ad avviare colloqui con l'opposizione. La risoluzione chiedeva che la Siria ponesse immediatamente fine a tutte le violenze e assicurasse il rispetto dei diritti umani, oltre che un "completo processo politico gestito dai siriani".

La Russia non appoggia il regime del presidente Bashar Assad in Siria o le violenze, ma si è opposta alla risoluzione Onu perché "si basa su una filosofia dello scontro", contiene "un ultimatum di sanzioni" ed è contraria alla soluzione pacifica della crisi. Lo ha detto l'ambasciatore della Russia all'Onu Vitaly Churkin. L'ambasciatore della Cina ha invece detto che il suo Paese è preoccupato per le violenze in Siria e vuole vedere una accelerazione delle riforme, ma si è opposta alla risoluzione perché "sanzioni, o minaccia di sanzioni, non aiutano la situazione siriana, al contrario la complicano".

L'ambasciatore francese Gerard Araud ha condannato il veto: "Va contro l'evoluzione della storia in corso nella regione. Vorrei elogiare tutti quanti combattono contro la sanguinosa repressione in Siria". Se la risoluzione fosse stata approvata, non ottenendo il veto di Russia e Cina, sarebbe stata la prima del Consiglio di sicurezza dell'Onu contro il Paese, da quando l'esercito del presidente Bashar Assad ha iniziato la repressione delle rivolte a metà marzo.

"Sarà una enorme delusione per i siriani e per la regione in generale sapere che alcuni membri di questo Consiglio di sicurezza possano non mostrare sostegno alla loro lotta per i diritti umani di base", ha detto Mark Lyall Grant, ambasciatore del Regno Unito. "Bloccando questa risoluzione, ora spetta a questi Paesi intensificare i loro sforzi e persuadere il governo siriano a mettere fine alle violenze e perseguire vere riforme", ha aggiunto.

"Ora il coraggioso popolo siriano può vedere chiaramente chi, in questo Consiglio di sicurezza, appoggia la sua lotta per libertà e diritti umani e chi invece non lo fa". Lo ha detto Susan Rice, ambasciatrice degli Stati Uniti all'Onu. "Quelli che si sono opposti a questa risoluzione e hanno coperto un regime brutale dovranno risponderne al popolo siriano, anzi al popolo di tutta la regione, che sta perseguendo le stesse universali aspirazioni", ha aggiunto. Rice ha detto anche: "La crisi in Siria rimarrà prioritaria per il Consiglio di sicurezza e non rallenteremo fino a quando questo consiglio si prenderà le proprie responsabilità".

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