Siria, Usa si offrono per distruggere armi chimiche nel Mediterraneo

Washington (Usa), 27 nov. (LaPresse/AP) - Gli Stati Uniti si offriranno di impegnarsi per distruggere parte dell'arsenale chimico della Siria, ma in acque internazionali, probabilmente nel Mediterraneo, a bordo della nave di proprietà del governo MV Cape Ray. Lo riferiscono ad Associated Press fonti dell'amministrazione Obama, precisando che il piano deve ancora ottenere il via libera definitivo. La MV Cape Ray è lunga circa 213 metri e durante le operazioni alcune navi da guerra della marina Usa pattuglierebbero i dintorni. Questo approccio eviterebbe i problemi diplomatici, ambientali e di sicurezza che si porrebbero invece nel caso di distruzione delle armi chimiche siriane sul territorio di qualsiasi Paese. Washington distruggerebbe le armi chimiche di Damasco utilizzando un processo sviluppato dal Pentagono.

OPERAZIONE POSSIBILE ENTRO FINE 2013. Le fonti riferiscono che si sta ancora provando a capire come le armi chimiche potrebbero essere trasferite dalla Siria sulla nave statunitense, ma affermano che si aspettano che un altro Paese fornirà una nave che possa assolvere questo compito. Una decisione dovrebbe arrivare presto, rivelano ancora le fonti, aggiungendo che l'operazione comincerebbe entro la fine dell'anno. Finora nessun Paese ha dato la propria disponibilità a distruggere l'arsenale chimico di Damasco sul proprio territorio ed è per questo che gli Usa hanno deciso di proporsi per distruggere le componenti più pericolose in mare. Washington aveva chiesto all'Albania di distruggere le armi entro i propri confini ma, a seguito di proteste di piazza molto partecipate, il governo di Tirana ha dato risposta negativa.

IN MARE BIN LADEN E INTERROGATORI TERRORISTI. L'amministrazione Obama ha usato le acque internazionali anche in altri casi delicati quando le opzioni sulla terraferma non sono state praticabili: per esempio la marina Usa ha seppellito in mare Osama bin Laden, leader di al-Qaeda ucciso nel raid di Abbottabad di maggio del 2011 per evitare che la sua tomba diventasse un luogo di attrazione per gli estremisti; inoltre il governo ha interrogato sospetti terroristi a bordo di navi della marina da quando la Cia ha chiuso le prigioni segrete oltreoceano e Barack Obama si è rifiutato di mandare altri detenuti nel carcere di Guantanamo, a Cuba.

L'APPELLO OPAC ALLA COLLABORAZIONE. Proprio stasera il direttore generale dell'Organizzazione per la proibizione delle armi chimiche (Opac), Ahmet Uzumcu, aveva affermato che i 190 Stati membri dell'organizzazione stessa "possono e devono" aiutare al piano di smantellamento dell'arsenale chimico siriano, aggiungendo che il piano di portare le armi fuori dal Paese "continua a porre sfide a causa della situazione di sicurezza sul terreno". La missione di Onu e Opac in Siria mira a portare fuori dal Paese entro il 31 dicembre tutte le armi chimiche più pericolose.

IL METODO DI DISTRUZIONE DELLE ARMI CHIMICHE. Il metodo che verrebbe utilizzato dagli Stati Uniti per neutralizzare parte dell'arsenale, è noto come 'Field Deployable Hydrolysis System': è stato sviluppato dalla Defense Threat Reduction Agency, che è una branca del Pentagono, e finora non è mai stato utilizzato in un'operazione attuale. Verrebbe impiegato un reattore al titanio, che con acqua riscaldata e altri agenti chimici rende inerti le armi chimiche. Secondo le fonti, due delle unità di idrolisi verrebbero caricate sulla nave Cape Ray.

LA NAVE CAPE RAY. L'imbarcazione, di proprietà della Maritime Administration del dipartimento dei Trasporti Usa, si trova attualmente a Portsmouth, in Virginia, e nel caso di ok al piano avrebbe bisogno di un ammodernamento e di compiere esercitazioni per verificare che il processo possa essere portato a termine in mare con successo. Nel caso in cui arrivasse il benestare, la nave sarebbe trasferita sotto il controllo del Military Sealift Command del dipartimento della Difesa, ma l'equipaggio sarebbe composto da civili. Alcune navi della marina Usa farebbero da scorta alla Cape Ray per garantire la sicurezza dell'operazione. Nel Mediterraneo ci sono già diverse navi da guerra della marina degli Stati Uniti.

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