Siria, raid Usa, Gb e Francia. Washington al Consiglio Onu: "Pronti a colpire ancora"
Oltre 100 missili da crociera lanciati contro obiettivi militari e civili a Damasco e Homs. Bocciata risoluzione russa di condanna

Nuovo scenario di tensione tra Stati Uniti e Russia. Dopo i raid congiunti di Usa, Francia e Regno Unito contro obiettivi in Siria, in risposta al presunto attacco con armi chimiche nella città siriana di Douma, lo scontro arriva alle Nazioni Unite. Al termine della riunione, nonostante le esortazioni di Mosca, il Consiglio di sicurezza ha bocciato la risoluzione russa. Il testo, che avrebbe formalmente condannato l'azione congiunta di Washington, Londra e Parigi, ha ricevuto soltanto tre voti favorevoli, a fronte di otto contrari e quattro astenuti. Per passare, le risoluzioni del Consiglio di sicurezza hanno bisogno di almeno nove voti positivi, senza alcun veto da parte delle cinque grandi potenze (Stati Uniti, Regno Unito, Francia, Russia e Cina), ognuna delle quali può quindi bloccare qualunque testo.

Nel frattempo Washington si è detta pronta a colpire di nuovo se la Siria userà ancora armi chimiche. "Ho parlato stamane con il presidente. Ha detto che se il regime siriano userà gas velenosi ancora una volta, gli Stati Uniti sono pronti ad usare la forza", ha esordito l'ambasciatrice Usa all'Onu, Nikki Haley.

Non è detto che però gli alleati decideranno di seguire la Casa Bianca di nuovo. Per la Francia infatti il tempo della guerra è già finito, ora si torna alla diplomazia. Parigi vuole "lavorare seriamente" con la Russia per raggiungere "una soluzione politica", ha fatto sapere l'Eliseo. E lo stesso presidente Emmanuel Macron ha detto che il Consiglio di Sicurezza dell'Onu deve "ora riprendere, unitariamente, l'iniziativa sul piano politico, chimico e umanitario". Anche Londra ha tenuto a precisare che si è trattato di "un attacco limitato con chiari confini che vuole evitare l'escalation e altre vittime civili". Per la premier Theresa May l'attacco è stato "legale e giusto", giustificandolo sulla base dei "precedenti del regime siriano nell'uso di armi chimiche".

L'attacco congiunto, avvenuto intorno alle 3 di notte (le 4 del mattino in Siria) ha preso di mira infatti tre obiettivi legati al programma di armi chimiche siriane: uno vicino la capitale, Damasco, e gli altri due nella regione di Homs, nel centro del Paese. Ad annunciarlo era stato lo stesso presidente americano Donald Trump in diretta televisiva alle 21 ora di Washington: "Il nostro obiettivo è distruggere le capacità di lanciare armi chimiche del regime siriano". Il Pentagono ha confermato il successo dell'operazione: con circa 105 missili lanciati sono stati colpiti tutti gli obiettivi, ha fatto sapere la portavoce Dana White, smentendo la notizia diffusa da Mosca secondo cui la difesa siriana avrebbe intercettato la maggior parte dei missili. Gli attacchi occidentali hanno inferto un tale colpo al programma chimico siriano per cui Damasco "impiegherà anni per riprendersi", ha aggiunto l'alto funzionario del Pentagono, il generale Kenneth McKenzie. "Un attacco perfettamente eseguito. Grazie a Francia e Regno Unito per la loro saggezza e la potenza dei loro raffinati eserciti. Non avremmo potuto avere un risultato migliore. Missione compiuta!", ha twittato Trump elogiando il valore delle forze armate americane.

 

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