Siria, Obama: Usate armi chimiche, sul tavolo tutte le opzioni

Washington (Usa), 30 apr. (LaPresse/AP) - "Sappiamo che sono state usate armi chimiche, ma non sappiamo come, quando e da chi". Così il presidente degli Stati Uniti Barack Obama durante una conferenza stampa alla Casa Bianca, in cui ha affrontato numerosi temi di interesse nazionale e internazionale. Le parole più forti sono state proprio per la situazione siriana, su cui però il numero uno degli Stati Uniti ha voluto mettere le mani avanti. "Quando prendo decisioni sulla sicurezza devo essere sicuro di conoscere i fatti. Dobbiamo capire con certezza cosa sta succedendo in Siria", e per questo, ha proseguito il presidente, "useremo le risorse a nostra disposizione e collaboreremo con i Paesi confinanti per capire cosa sia successo", e "faremo appello all'Onu affinché apra un'indagine".

INTERPELLATO PENTAGONO. Obama ha ribadito che l'utilizzo di armi chimiche da parte del governo sarebbe un "punto di svolta" per la crisi, ma ha anche sottolineato che in caso di intervento le valutazioni di intelligence devono essere accurate e sicure, perché la comunità internazionale deve fidarsi completamente. "Avevo detto che l'uso di armi chimiche avrebbe cambiato l'atteggiamento degli Usa e della comunità internazionale", ha proseguito il presidente che proprio per questo ha fatto sapere di aver "chiesto al Pentagono di prepararsi a varie opzioni disponibili". "Stiamo già cercando soluzioni all'interno della Siria e c'è un ampio spettro di possibilità da esplorare", ha proseguito Obama, sottolineando ancora una volta la condanna nei confronti del comportamento del governo di Bashar Assad che ha provocato "la morte di migliaia di cittadini".

SU BOSTON FBI HA LAVORATO BENE. Nel corso dell'incontro con la stampa, il presidente non poteva non affrontare la questione dell'attentato di Boston. L'Fbi e il dipartimento per la Sicurezza interna, ha spiegato, hanno fatto il loro dovere prima dell'attacco, ma gli Stati Uniti oggi si trovano ad affrontare il pericolo di individui che possono decidere di lanciare un attacco per "qualsiasi idea contorta e deformata" gli passi per la testa. Anche per questo, ha aggiunto il presidente, è necessaria un'analisi della sicurezza nazionale in seguito all'attentato della maratona di Boston, per capire se c'è qualcosa di più che il governo possa fare per impedire che qualcuno si radicalizzarsi e pianifichi un attacco terroristico.

BUONA COLLABORAZIONE CON MOSCA. Proprio in merito alla vicenda di Boston, il presidente ha voluto sottolineare con soddisfazione la collaborazione con Mosca. "I russi - ha detto - sono stati molto collaborativi con noi". Washington e Mosca stanno superando l'era dei sospetti della Guerra fredda, ha detto Obama, ammettendo tuttavia che "ovviamente le vecchie abitudini sono dure a morire". Il capo di Stato americano ha quindi aggiunto che il presidente Vladimir Putin ha assicurato l'impegno della Russia ad aiutare gli Usa, e ha ricordato che le due parti stanno cercando il modo di migliorare la cooperazione contro il terrorismo.

CHIUSURA GUANTANAMO. Spazio anche alla difficile situazione di Guantanamo, dove da settimane ormai decine di detenuti hanno intrapreso uno sciopero della fame. "Non voglio che queste persone muoiano", ha detto Obama che poi ha ribadito di voler rinnovare il suo impegno per arrivare a una chiusura della struttura detentiva. Come candidato alla Casa Bianca nel 2007 e nel 2008, Obama aveva chiesto la chiusura della base, istituita come carcere dal suo predecessore George W. Bush, in risposta agli attacchi dell'11 settembre. Ma i parlamentari si erano poi opposti, e la prigione continua a essere operativa.

IL COMING OUT DI COLLINS. Obama infine si è detto orgoglioso del giocatore di basket Jason Collins che ieri, in una lunga intervista a 'Sports Illustrated', ha fatto coming out. Il presidente ha spiegato che il gesto di Collins testimonia i progressi fatti dagli Stati Uniti nel riconoscere che gay e lesbiche meritano parità di diritti: "Meritano non solo tolleranza, ma il riconoscimento di piena appartenenza alla famiglia americana". In dodici stagioni Collins ha militato in sei squadre e ora è un 'free agent', ovvero con il contratto scaduto e libero di firmare per altri club. Dopo la confessione, Obama ha chiamato il giocatore per esprimere il suo sostegno.

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