Siria, Lavrov: No a embargo armi e ultimatum ad Assad

Mosca (Russia), 29 nov. (LaPresse/AP) - Il governo russo si oppone nuovamente alle sanzioni alla Siria e dice no agli ultimatum al regime, mentre la Turchia valuta se usare l'Iraq come via commerciale alternativa dopo il deteriorarsi delle relazioni con Damasco.

Mosca ha ribadito oggi la propria posizione contraria a un embargo delle armi in Siria e chiesto di mettere fine agli ultimatum contro il governo del presidente Bashar Assad. Il ministro degli Esteri, Sergey Lavrov, nel corso di una conferenza stampa ha definito "ingiusta" l'imposizione di un embargo delle armi al regime di Damasco. Il ministro ha poi attaccato i governi stranieri, sostenendo che i gruppi di militanti antigovernativi siano stati armati da Paesi esteri. Lavrov ha poi paragonato la situazione siriana alla guerra in Libia, dove secondo Mosca i Paesi occidentali hanno sfidato l'embargo delle armi imposto dalle Nazioni unite fornendo equipaggiamenti militari ai ribelli. I problemi della Siria, ha aggiunto, non possono essere risolti con ultimatum, ma necessitano di una soluzione politica. La Russia si oppone da mesi alla spinta dell'Occidente per sanzioni contro il regime di Assad, volute a causa della feroce repressione del dissenso. Il governo di Mosca ha inoltre appoggiato Damasco fornendo aerei da combattimento, missili e altre armi.

Dall'altra parte, il governo turco sta considerando l'Iraq come via commerciale alternativa per gli scambi in Medioriente, "se la situazione in Siria dovesse peggiorare". Lo ha detto in un'intervista all'agenzia stampa di Stato Anadolu il ministro turco dei Trasporti, Binali Yildirim, precisando che il governo di Ankara aumenterà il numero di posti doganali con l'Iraq se sarà necessario. Al momento la Siria è il principale passaggio per gli scambi commerciali nella regione, ma la settimana scorsa i soldati siriani hanno sparato contro due autobus che stavano trasportando cittadini turchi, ferendone due. Il governo del primo ministro Recep Tayyip Erdogan, una volta in buoni rapporti con il presidente siriano, ha attuato diverse misure contro Damasco negli ultimi mesi. La sanguinosa repressione dei manifestanti ha infatti incrinato le relazioni tra i due Paesi e Ankara ha più volte spinto il regime a fermare le violenze e garantire la sicurezza dei cittadini stranieri. I rapporti sono peggiorati ulteriormente in seguito a una serie di attacchi contro le missioni diplomatiche turche nel Paese.

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