Siria, Hrw: Regime colpevole di crimini contro l'umanità

Beirut (Libano), 11 nov. (LaPresse/AP) - Le forze di sicurezza siriane hanno commesso crimini contro l'umanità nel recente assalto a Homs e per questo la Lega araba dovrebbe sospendere Damasco dall'organizzazione. È quanto ha chiesto il gruppo per i diritti umani Human rights watch (Hrw), secondo cui le truppe fedeli al contestato presidente Bashar Assad hanno torturato e ucciso civili per reprimere il dissenso. "Homs è un microcosmo della brutalità del governo siriano", ha dichiarato Sarah Leah Whitson, direttrice di Hrw per il Medioriente. "La Lega araba - ha proseguito - deve dire al presidente Assad che violare un accordo porta a conseguenze e per questo l'organizzazione appoggia provvedimenti del Consiglio di sicurezza dell'Onu per mettere fine alla strage".

In un rapporto di 63 pagine diffuso oggi, Hrw riferisce che le forze di sicurezza di Assad hanno ucciso almeno 587 civili a Homs da metà aprile a fine agosto, il bilancio più alto per una singola provincia. Il resoconto, che si concentra su questo periodo in particolare, riporta le testimonianze di ex detenuti che hanno detto di essere stati sottoposti a diverse forme di tortura mentre si trovavano in carcere. Secondo i racconti, le truppe del regime hanno usato sbarre di metallo roventi ed elettroshock, e costretto i detenuti a mettersi in posizioni di stress, dette anche di sottomissione. Altri testimoni hanno riferito di operazioni militari di ampia scala durante le quali le forze di sicurezza hanno usato mitragliatrici, armi contraeree e veicoli blindati.

Secondo il documento di Hrw, anche alcuni manifestanti e soldati passati all'opposizione hanno imbracciato le armi per proteggersi, atti che secondo alcuni attivisti potrebbero essere sfruttati dallo stesso regime per giustificare la repressione. "Violenze da parte di dimostranti o militari disertori necessitano di ulteriori indagini", si legge nel rapporto. "Comunque - prosegue il documento - questi attacchi non giustificano in alcun modo l'uso sproporzionato e sistematico della forza letale contro i manifestanti, che mostra chiaramente il superamento di ogni limite e una risposta inaccettabile alla minaccia presentata dalla folla per la maggior parte disarmata".

Nonostante la repressione delle rivolte abbia portato all'isolamento internazionale di Damasco, Assad sembra restare saldo al potere. Le sanzioni hanno colpito il regime, ma non sono riuscite a farne collassare l'economia, fallendo di fatto nell'obiettivo di bloccare le violenze. Anche i tradimenti nei confronti del presidente non hanno fatto crollare il governo. Secondo i racconti di testimoni, diversi soldati sono passati all'opposizione, ma si tratta di truppe di grado minore.

La scorsa settimana il regime di Damasco ha acconsentito a rispettare un accordo con l'organizzazione che prevede il ritiro dei carri armati dalle città, la fine della repressione e il permesso a giornalisti e gruppi per i diritti umani di entrare nel Paese. Secondo i racconti di testimoni e attivisti, uniche fonti per documentare le proteste, gli attacchi da parte delle forze di sicurezza sono continuati senza sosta in particolare a Homs. La città, che si trova nel centro della Siria, è emersa come l'epicentro della rivolta contro Assad e, di conseguenza, come la più colpita dalla repressione. In seguito al peggioramento della crisi siriana, la Lega araba ha convocato un vertice di emergenza per domani al quartiere generale del Cairo, durante il quale si discuterà di nuovi modi per fermare il massacro costato la vita a migliaia di persone. Secondo le Nazioni unite, infatti, le vittime della repressione sono almeno 3.500 da metà marzo, quando sono iniziate le proteste contro Assad ispirate all'ondata di rivolte della primavera araba.

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