Siria, Brahimi: Rispondere a uso armi chimiche, ma con ok Onu

Ginevra (Siria), 28 ago. (LaPresse/AP) - Ci sono prove del fatto che qualche tipo di "sostanza" è stata usata in Siria e potrebbe aver ucciso più di 1.300 persone, ma ogni risposta militare deve prima avere l'approvazione del Consiglio di sicurezza dell'Onu. Così Lakhdar Brahimi, inviato dell'Onu in Siria, parlando ai giornalisti a Ginevra mentre gli esperti di armi chimiche a Damasco oggi pomeriggio si recavano nei sobborghi per un nuovo sopralluogo in relazione al presunto attacco del 21 agosto vicino a Damasco e mentre i Paesi occidentali pensano all'intervento militare. "Con quanto accaduto il 21 agosto, sembra che qualche tipo di sostanza sia stata usata e abbia ucciso più di mille persone, alcuni dicono 300, altri mille, altri più di mille", ha detto Brahimi, inviato speciale incaricato da Onu e Lega araba nell'agosto 2012.

"Questo è ovviamente inaccettabile, è oltraggioso. Conferma quanto pericolosa sia la situazione in Siria e quanto sia importante per i siriani e per la comunità internazionale sviluppare veramente la politica che affronterà seriamente la questione, e cercare una soluzione per essa", ha spiegato Brahimi. "Le Nazioni unite hanno ispettori sul posto, che hanno già trascorso un giorno in una delle zone dove questa sostanza, qualsiasi essa sia, è stata usata. Sono tornati con molti campioni, hanno parlato con medici e testimoni", ha proseguito. L'informazione, ha spiegato, non proviene dall'intelligence di Paesi occidentali, incluso quelle che il segretario di Stato Usa John Kerry ha definito "prove inconfutabili" di un attacco chimico su larga scala probabilmente commesso dal regime di Bashar Assad.

"Ciò che ci è stato detto è che questa prova che gli americani, i britannici, i francesi dicono di avere sarà condivisa con noi. Sinora non lo è stata", ha precisato, aggiungendo: "Saremo molto, molto, molto interessati ad ascoltare da loro di cosa si tratti". La Siria è uno dei Paesi che al mondo ha le maggiori scorte di armi chimiche, ma Damasco nega di averle utilizzate contro i civili. Brahimi ha definito la guerra civile in Siria, che sinora ha ucciso oltre centomila persone e ne ha costrette due milioni a fuggire all'estero e altri milioni a spostarsi nei confini, il più grave crimine davanti agli occhi della comunità internazionale. Tuttavia, ha detto, una azione militare guidata dagli Usa deve prima avere l'approvazione del Consiglio di sicurezza Onu, i cui cinque membri permanenti hanno potere di veto (Russia, Regno Unito, Francia, Cina, Usa). Il veto della Russia è previsto, dopo che è stato più volte posto in passato.

Londra ha detto di volere una misura "che autorizzi le misure necessarie a proteggere i civili in Siria", ovvero secondo il capitolo 7 della Carta Onu. "La legge internazionale afferma che l'azione militare deve essere intrapresa dopo una decisione del Consiglio di sicurezza", ha detto Brahimi. Nonostante sia "contrario per principio a ogni intervento militare", l'inviato speciale ha detto che un'azione decisa deve avvenire presto. "Se sono responsabili di quel che è accaduto il 21 agosto - ha detto a proposito del regime di Assad - non penso che troverete molte persone che pensino sia la prima cosa oltraggiosa che hanno commesso". "Centomila persone sono state uccise. Molte di essere sono state ammazzate dal regime. Quindi credo, dal mio punto di vista, che se c'è qualcosa da lamentare alla comunità internazionale è che non ha fatto abbastanza prima del 21 agosto. Se potrà fare di più dopo quella data, sarà magnifico", ha concluso Brahimi.

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