Siria, Assad: Non lascerò il potere perché il popolo mi sostiene

Beirut (Libano), 10 gen. (LaPresse/AP) - Il presidente siriano Bashar Assad non si dimetterà, perché ha ancora il supporto del suo popolo. Lo ha annunciato lui stesso durante il discorso alla nazione, il primo da quando ha acconsentito a far entrare gli osservatori della Lega araba nel Paese, nell'ambito dell'accordo per mettere fine alle violenze. "Quando lascerò la carica, baserò la mia decisione sulle richieste del popolo", ha spiegato. Il contestato leader ha poi fatto nuovamente riferimento alla "cospirazione straniera", che secondo il suo regime si nasconderebbe dietro alle rivolte in Siria.

Tra gli applausi delle persone presenti al discorso, trasmesso in televisione di Stato e tenuto all'università di Damasco, Assad ha aggiunto che il complotto straniero sta fallendo, ma i cospiratori "non si sono ancora arresi". Ormai, ha proseguito, "nessuno potrà più essere ingannato, dichiareremo presto vittoria". Il presidente ha poi accusato anche i media stranieri di partecipare alla cospirazione e di voler spingere la Siria "verso il collasso".

Non è mancato un attacco alla Lega araba, che ha espulso Damasco dal gruppo per le continue violenze sui manifestanti pacifici e ha lanciato la missione per capire se il regime stia davvero implementando l'accordo di pace siglato il 19 dicembre scorso. Il documento comprendeva, tra le altre cose, il ritiro delle truppe dalle città e la fine delle uccisioni. "La Lega araba - ha detto Assad - ha fallito per sessant'anni nella protezione degli interessi arabi, non dovremmo essere sorpresi se ha fallito anche oggi". L'espulsione è particolarmente umiliante per la Siria, che si considera da sempre al centro del nazionalismo arabo.

Nella parte conclusiva del suo discorso, Assad ha dichiarato che rifiuterà con "un pugno di ferro" le minacce contro di lui, spiegando che "la nostra priorità attuale è quella di riacquistare la sicurezza su cui ci siamo basati per decenni". Il presidente ha poi detto che non ci sarà alcuna clemenza contro quelli che definisce "terroristi". L'unico modo per ripristinare la sicurezza, ha spiegato, "è quello di colpire i terroristi con il pugno di ferro. Non ci sarà nessuna clemenza con quelli che collaborano con estranei contro il Paese". Infine Assad ha detto di stare implementando le riforme, ma queste non sono ancora efficaci a causa della crisi politica. "Se i cambiamenti vengono forzati - ha spiegato - allora falliranno. Per noi, le riforme sono un percorso naturale".

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