Siria, Assad: Mai ordinato uccisioni, lealisti principali vittime

Beirut (Libano), 7 dic. (LaPresse/AP) - Il presidente siriano Bashar Assad nega di aver ordinato la repressione delle proteste contro il suo regime, che durano da nove mesi. In una intervista rilasciata a Barbara Walters dell'emittente americana Abc trasmessa oggi, Assad sostiene che la gran parte dei morti nelle proteste sia composta da soldati del suo esercito e da suoi sostenitori. Assad ha aggiunto di non aver mai dato ordine "di uccidere o essere violenti". L'Onu stima che 4mila persone siano state uccise nel Paese dall'inizio delle proteste a marzo. Secondo gli attivisti, si tratta in gran parte di civili.

"Loro non sono le mie forze, sono truppe militari che appartengono al governo e non a me. Io sono il presidente, non possiedo il Paese", ha detto Assad all'Abc. In realtà, il ruolo di capo di Stato siriano prevede che questo sia anche il comandante delle forze armate. Nell'intervista, Assad ha poi criticato le dichiarazioni dell'Onu, soprattutto in riferimento al bilancio delle vittime fornito dall'Alto commissariato per i diritti umani. "Chi ha detto che l'Onu sia un'istituzione credibile? Noi non uccidiamo la nostra gente, nessun governo al mondo uccide il suo popolo a meno che non sia guidato da un pazzo", ha ribadito il presidente siriano, aggiungendo di avere ancora il sostegno dei suoi cittadini. "L'unica cosa che un presidente teme - ha spiegato - è la perdita di appoggio da parte del popolo. In mancanza di quello, non si può mantenere la posizione, la Siria è un Paese difficile da governare senza il supporto pubblico".

Quando la giornalista gli ha chiesto se si senta in colpa per lo spargimento di sangue, Assad ha ridacchiato. "Ho fatto il possibile per proteggere le persone, non puoi sentirti colpevole quando fai del tuo meglio. Non puoi sentirti colpevole se non ammazzi le persone, ti dispiace per le vite andate perdute, ma non ti puoi sentire colpevole", ha risposto. Assad, che ha ereditato il potere dal padre nel 2000, incolpa estremisti legati a nazioni straniere di organizzare le violenze con l'obiettivo di destabilizzare il Paese.

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