Siria, Assad al Sunday Times: Regno Unito vuole peggiorare la crisi

Amman (Giordania), 3 mar. (LaPresse/AP) - "Come possiamo chiedere al Regno Unito di giocare un ruolo mentre è determinato a militarizzare il problema? Come possiamo attenderci che facciano diminuire le violenze quando vogliono inviare rifornimenti ai terroristi?". Così, in un'intervista rilasciata al Sunday Times, il presidente siriano Bashar Assad si è scagliato contro il governo "ingenuo, confuso e poco realistico" guidato da David Cameron, per i suoi tentativi di togliere l'embargo delle armi imposto dell'Unione europea, in modo da aiutare i ribelli. "Non ci aspettiamo un piromane, ma un pompiere", ha detto poi Assad. Giovedì, il segretario agli Esteri britannico William Hague aveva promesso di aumentare il sostegno all'opposizione siriana, fornendo anche equipaggiamenti e aiuti umanitari.

"Il governo britannico - ha commentato a questo proposito Assad - vuole inviare aiuti militari ai gruppi moderati in Siria, sapendo fin troppo bene che questi gruppi moderati non esistono in Siria". "Noi tutti - ha proseguito - sappiamo che stiamo combattendo al-Qaeda, o Jabhat al-Nusra, una branca di al-Qaeda, e altri gruppi di persone indottrinate con ideologie estremiste". Assad ha ammonito sulle gravi conseguenze che gli aiuti ai ribelli potranno avere ed è poi tornato a minacciare Israele per il raid contro Damasco a febbraio. "Vendetta - afferma Assad - non significa missile per missile, o proiettile per proiettile. La nostra strada non deve essere annunciata".

Assad è poi tornato sulla possibilità di dialogo con l'opposizione. "Siamo pronti a negoziare con chiunque, anche con i militanti che deporranno le armi. Ma - ha sottolineato - non tratteremo con i terroristi che continueranno a usare le armi, a terrorizzare il popolo, a uccidere i civili, ad attaccare luoghi pubblici o imprese private, e a distruggere il Paese. Noi combattiamo il terrorismo". Il presidente è quindi tornato a escludere ogni ipotesi di esilio, perché "nessun patriota penserebbe di vivere fuori dal suo Paese", e ha poi puntato il dito contro le ingerenze esterne sulla questione siriana. La crisi, ha detto, è una vicenda interna e "non ne discuterò con nessuno che viene dall'estero".

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