Siria, Amnesty International: Centinaia di civili uccisi nei raid della Russia

Londra (Regno Unito), 23 dic. (LaPresse/EFE) - Gli attacchi aerei russi in Siria hanno ucciso centinaia di civili e distrutto le zone residenziali del Paese. È l'allarme lanciato da Amnesty International che accusa Mosca di procedere con evidenti violazioni del diritto internazionale. Nel rapporto pubblicato oggi si fa riferimento a sei attacchi avvenuti nelle province di Homs, Idlib e Aleppo tra settembre e novembre in cui sono morti almeno 200 civili e circa una dozzina di combattenti. Secondo Amnesty le autorità russe potrebbero addirittura aver mentito per coprire i danni ai civili causati da un raid contro una moschea e contro un ospedale. Il rapporto di Amnesty si basa su interviste di testimoni e superstiti degli attacchi e su alcuni video e immagini, che mostrano i risultati di questi raid. Alcune prove in possesso dall'organizzazione mostrano inoltre l'uso da parte di Mosca di bombe a grappolo, vietate a livello internazionale in aree residenziali densamente popolate.

ATTACCATE AREE RESIDENZIALI. "Alcuni attacchi aerei russi - afferma Philip Luther, direttore di Amnesty per il Medioriente e l'Africa del Nord - sembrano aver preso direttamente di mira i civili, colpendo aree residenziali dove non vi erano evidenti obiettivi militari, e anche strutture mediche. Tali attacchi possono costituire crimini di guerra". Secondo Luther è quindi "essenziale che le presunte violazioni siano indagate in modo indipendente e imparziale". Le autorità russe hanno affermato che le forze armate stanno attaccando solo obiettivi legati ai "terroristi" e hanno negato l'uccisione di civili. Ma Amnesty porta ad esempio una delle più sanguinose azioni di Mosca: tre missili lanciati contro un affollato mercato nel centro di Idlib, che ha provocato la morte di 49 civili. "La Russia deve finire gli attacchi indiscriminati e illegali. Deve smettere del tutto di utilizzare bombe a grappolo e di lanciare bombe in aree civili senza obiettivi terroristici", ha concluso Luther.

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