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Silvia Romano sarebbe prigioniera di un gruppo jihadista

La cooperante sarebbe viva e sotto sequestro in Somalia, secondo quanto ricostruito dagli inquirenti

Sarebbe viva e tenuta sotto sequestro in Somalia, Silvia Romano, la cooperante italiana rapita un anno fa in Kenya. Secondo quanto ricostruito dagli inquirenti del Ros coordinati dal pm Sergio Colaiocco di Roma, la giovane sarebbe nelle mani di un gruppo jihadista legato ad Al-Shabaab. La pista è emersa a seguito della trasferta degli inquirenti in Kenya, nell'agosto scorso, e dopo aver analizzato documenti e atti dell'indagine svolta dalle autorità keniote, a piazzale Clodio si pensa a una nuova rogatoria da indirizzare questa volta in Somalia.

La ragazza, 24enne, è stata rapita il 20 novembre scorso da un gruppo armato nel piccolo villaggio di Chakama. Otto uomini, con mitragliatori, hanno fatto  irruzione nell'orfanatrofio dove Silvia prestava servizio come volontaria della onlus Africa Milele.

Arrivati intorno alle 20, a bordo di un furgone, il gruppo armato ha prima una bomba a mano, sparando all'impazzata, per poi pretendere la consegna espressamente della cooperante italiana.  

Immediate le indagini della polizia africana che in questi mesi ha avuto contatti con gli investigatori italiani, mentre la Farnesina ha seguito la vicenda tramite ambasciata e Unità di crisi.

Silvia, istruttrice di ginnastica acrobatica nella palestra Zero-Gravity di Milano, era partita una prima volta per il Kenya nel luglio del 2018 con la ong Orphans's Dreams. Laureata in mediazione linguistica al Ciels, da sempre innamorata dell'Africa, due mesi prima di esser rapita aveva cominciato a collaborare in Kenya con la onlus marchigiana Africa Milele.

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