Si stringe il cerchio intorno a Trump: Cohen pronto a collaborare
Il presidente si scaglia contro l'ex avvocato personale: "Inventa storie per ottenere un accordo"

Incassato il doppio colpo della condanna di Paul Manafort e dell'ammissione di colpevolezza del suo ex avvocato personale Michael Cohen, Donald Trump passa all'attacco e in una serie di tweet si scaglia contro Cohen. L'ex legale che si era detto disponibile a "prendersi un proiettile per il miliardario ha compiuto una retromarcia clamorosa, non solo dichiarandosi colpevole di frode fiscale e bancaria e delle leggi sul finanziamento delle campagne elettorali, ma soprattutto perché - nell'ammettere di avere pagato 130mila dollari e 150mila dollari poco prima delle elezioni del 2016 a due donne che sostengono di avere avuto una relazione con Trump, l'attrice porno Stormy Daniels e l'ex modella di Playboy Karen McDougal, in cambio del loro silenzio - ha affermato sotto giuramento di aver agito "in coordinamento e alla direzione di un candidato" e "con l'obiettivo di influenzare le elezioni".

Il presidente ha reagito accusando Cohen di "inventare storie per ottenere un accordo". "Se qualcuno sta cercando un buon avvocato, gli suggerisco con forza di non affidarsi ai servizi di Michael Cohen!", ha cinguettato ancora. Ma il rischio, per Trump, sono le rivelazioni che Cohen potrebbe fare agli inquirenti collaborando con loro in cambio di una pena ridotta.

In un'intervista a Fox News, il tycoon ha affermato che i "pagamenti "non sono arrivati dalla campagna, sono arrivati da me" e che quindi non violano le leggi sulle campagne elettorali. La Casa Bianca, poi, ha fatto sapere che il presidente non è "per niente preoccupato" dal fatto che Cohen possa coinvolgerlo se collaborerà con il superprocuratore per il Russiagate, Robert Mueller. Ma le parole pronunciate dall'avvocato di Cohen, Lanny Davis, non sono certo rassicuranti: oltre che definire il presidente un "delinquente", ha assicurato che il suo cliente è "più che contento" di parlare e pronto a "dire tutto ciò che sa su Donald Trump".

Comincia a circolare nuovamente la parola impeachment. In pratica, Donald Trump non rischia da un punto di vista giudiziario finché si trova alla Casa Bianca: il ministero della Giustizia Usa, infatti, segue una dottrina in base alla quale un "presidente nell'esercizio delle sue funzioni non può essere incriminato". Ma la prospettiva di una procedura di destituzione in Congresso resta un'ipotesi: i democratici al momento si limitano a denunciare la "corruzione" delle persone vicine a Trump in attesa dell'indagine di Mueller, tuttavia le cose potrebbero cambiare dopo le elezioni di midterm di novembre, quando i dem potrebbero riprendere il controllo della Camera. "Penso che l'impeachment definirà le elezioni di midterm", ha dichiarato al New York Times Rob Stutzman, stratega repubblicano e critico di Trump.

Per la sentenza a carico di Cohen bisognerà attendere il 12 dicembre. Intanto a pesare su Trump c'è anche il caso del suo ex capo della campagna elettorale Manafort. Un tribunale di Alexandria, vicino a Washington, martedì lo ha ritenuto colpevole di otto capi d'accusa, di cui cinque per frode fiscale, uno per aver nascosto conti in banche estere e due per frodi bancarie; su altri 10 capi di imputazione la giuria non ha raggiunto un verdetto unanime. A lui, l'unico fra tutti quelli perseguiti dalla squadra di Mueller a non avere tentato di raggiungere un accordo con la giustizia per evitare un processo, Trump ha riservato elogi: "Tanto rispetto per un uomo coraggioso!", ha twittato il repubblicano. In carcere da giugno, l'ex lobbista che aveva ottenuto milioni di dollari da lavori per l'ex presidente ucraino filorusso Viktor Yanukovich rischia a 69 anni di trascorrere i prossimi in prigione. La data per la sua sentenza non è stata fissata.

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