L'ambasciatrice Usa all'Onu si dimette a sorpresa

Le motivazioni restano un mistero. Ambizioni politiche? Disaccordi? Sia Nikki Haley che Trump sono rimasti vaghi in merito

Donald Trump perde un altro membro della sua squadra. A meno di un mese dalle elezioni di midterm del 6 novembre, Nikki Haley ha annunciato a sorpresa le dimissioni da ambasciatrice Usa all'Onu. Nessuna polemica con Trump, quanto meno apertamente, da parte della diplomatica, che da quando ha assunto l'incarico a gennaio del 2017 ha sempre difeso le posizioni di politica estera del tycoon, in particolare sugli spinosi dossier di Iran e Corea del Nord. Poco dopo che le prime anticipazioni erano comparse sui media americani, i due si sono incontrati nello Studio Ovale, e sorridenti davanti ai giornalisti hanno annunciato la novità: "Mi ha detto circa sei mesi fa che voleva prendersi una pausa" e lascerà l'incarico "alla fine dell'anno", ha detto Trump.

Le motivazioni restano un mistero. Ambizioni politiche? Disaccordi? Sia Haley che Trump sono rimasti vaghi in merito. È "importante capire quando è tempo di farsi da parte", si è limitata a dire Haley, smentendo i rumors di una sua possibile candidatura per la Casa Bianca nel 2020 e assicurando che alle prossime presidenziali farà campagna per Trump. È emerso però che lunedì, quindi alla vigilia delle dimissioni, l'associazione Citizens for Responsibility and Ethics in Washington (Crew), che promuove l'etica in seno alla classe politica americana, aveva denunciato presunti regali accettati - a suo dire illegalmente - dalla diplomatica, precisamente voli privati di lusso e biglietti di partite di basket. L'associazione aveva inviato una lettera all'ispettore generale del dipartimento di Stato Usa chiedendo una indagine sul rispetto, da parte di Haley, sul rispetto "delle regole che riguardano i regali da parte di persone esterne al governo".

Il successore di Haley, ha assicurato Trump, verrà annunciato "entro due o tre settimane". "È stata molto speciale per me", ha detto il magnate repubblicano, elogiando il suo "lavoro fantastico" e sperando che possa "tornare prima o poi". Haley è l'ultimo di una lunga serie di addii nell'amministrazione Trump: la squadra diplomatica iniziale risulta totalmente rimodellata, con la sostituzione di Rex Tillerson con Mike Pompeo come segretario di Stato e l'arrivo di John Bolton come consigliere per la sicurezza nazionale al posto di Herbert McMaster.

Figlia di immigrati indiani Haley, il cui nome di battesimo è Nimrata Randhawa, viene considerata da tempo un astro nascente del partito repubblicano e il suo nome era circolato come alternativa repubblicana moderata per il 2020. Fu eletta governatrice del South Carolina nel 2010. Durante la campagna elettorale del 2016 criticò Trump per le sue dichiarazioni sugli immigrati, ma poi ci fu una riconciliazione politica. Ha assunto il ruolo di ambasciatrice all'Onu con poca esperienza in politica estera, diventando però rapidamente la voce dell'agenda di Trump alle Nazioni unite, in particolare spingendo per la linea dura sull'Iran, giustificando i tagli Usa all'assistenza estera e il ritiro degli Usa dal Consiglio Onu dei diritti umani, accusato di pregiudizi nei confronti di Washington e Israele. All'ultima Assemblea generale Onu ha fatto l'insolito gesto per un alto diplomatico di unirsi ai manifestanti in strada contro il presidente del Venezuela, Nicolas Maduro, urlando da un megafono che il capo dello Stato doveva lasciare l'incarico.

In un intervento a settembre sul Washington Post, aveva preso le difese di Trump, dopo l'editoriale anonimo pubblicato sul New York Times in cui un membro dell'amministrazione sosteneva che alla Casa Bianca ci fossero persone coraggiose che provavano a limitare i danni del presidente. "Non sono d'accordo con il presidente su tutto" ma "quando siamo in disaccordo c'è un modo giusto e uno sbagliato di affrontare la cosa. Io alzo il telefono e lo chiamo o lo incontro di persona", aveva scritto Haley.

 

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