Serbia, annullato il gay pride in programma per domenica a Belgrado

Belgrado (Serbia), 30 set. (LaPresse/AP) - La sfilata del gay pride che era in programma per domenica a Belgrado è stata annullata dalla polizia serba, che ha vietato anche la protesta estremista omofoba che era stata organizzata per lo stesso giorno. Ieri il ministro dell'Interno, Ivica Dacic, aveva chiesto agli organizzatori di cancellare la parata per "evitare spargimenti di sangue a Belgrado" e oggi aveva annunciato che se i gruppi per i diritti degli omosessuali non avessero ceduto alle pressioni, la polizia avrebbe potuto decidere lo stop della manifestazione.

La polizia sostiene che gli estremisti omofobi avevano intenzione di dare fuoco a diversi edifici nei sobborghi di Belgrado e di scontrarsi con la polizia nel centro della città. Alcuni diplomatici stranieri avrebbero voluto partecipare alla marcia in segno di solidarietà. Il ministro dell'Interno, Ivica Dacic, ha spiegato che la decisione è stata presa per "evitare spargimenti di sangue", timore causato dalle violenze avvenute durante il gay pride dell'anno scorso a Belgrado, in cui rimasero ferite circa 100 persone. Allora gli estremisti attaccarono la polizia di guardia alla sfilata, provocando scontri durante tutta la giornata nel centro della città, diverse macchine furono bruciate e vetrine distrutte.

Secondo gli organizzatori del gay pride, il divieto è una sconfitta per la nazione, segno che le autorità non hanno fatto nulla contro gli estremisti dopo gli scontri dell'anno scorso. "È veramente incredibile che la polizia non abbia preso provvedimenti contro i facinorosi", ha detto Goran Miletic, del comitato organizzatore. "Abbiamo passato quattro mesi a preparare la manifestazione e le autorità non hanno fatto niente", ha aggiunto. Gli organizzatori, inoltre, sostengono che spetti proprio alle autorità il compito di evitare le violenze.

Secondo il gruppo ultranazionalista Obraz, lo stop del gay pride è invece "una vittoria per i patrioti serbi". La tutela dei diritti umani dei gay e delle altre minoranze sono tra le condizioni poste dall'Unione europea per un'eventuale adesione della Serbia. Nel Paese i pregiudizi contro i gay sono molto diffusi e il patriarca della Chiesa serba ortodossa, Irinej, ha definito il gay pride una "sfilata della vergogna, estranea alla nostra storia, tradizione e cultura".

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