Scontro sui diritti umani: Arabia Saudita espelle ambasciatore del Canada
Ottawa: "Rilasciate gli attivisti arrestati". Riyad replica: "Interferenza inaccettabile"

Tensione fra Arabia Saudita e Canada, dopo che Ottawa ha vigorosamente chiesto a Riyad di rilasciare i numerosi attivisti per i diritti umani che sono incarcerati nel Paese. Il regno ha annunciato l'espulsione dell'ambasciatore della nazione nordamericana e ha richiamato il suo inviato per consultazioni, congelando ogni nuova relazione commerciale. Il Canada, tramite una portavoce del governo, ha reagito ribadendo di essere "estremamente preoccupato" e che "prenderà sempre posizione per la protezione dei diritti umani, inclusi decisamente i diritti delle donne, e della libertà d'espressione nel mondo".

Riyad ha dato 24 ore all'ambasciatore Denis Horak, "considerato persona non grata", per uscire dai confini, in una rottura delle relazioni che ha motivato con "l'aperta e palese interferenza" negli affari interni. Un gesto che evidenzia la nuova politica estera aggressiva del principe ereditario Mohammed bin Salman. Il regno ha anche annunciato "il congelamento di tutte le nuove transazioni commerciali e di investimenti con il Canada, riservandosi il diritto di ulteriori azioni". La scorsa settimana Ottawa si era definita "gravemente preoccupata" per la nuova ondata di arresti di attivisti per i diritti umani e delle donne. "Chiediamo alle autorità saudite di rilasciare loro e tutti gli altri attivisti pacifici per i diritti umani", aveva twittato venerdì scorso il ministero degli Esteri canadese.

Tra gli attivisti detenuti c'è Samar Badawi, che già in passato era stata incarcerata e presa di mira dalle autorità saudite. La donna è stata più volte premiata a livello internazionale per il suo impegno ed è diventata un simbolo della lotta contro il sistema di repressione dei diritti delle donne nel regno. Samar è la sorella di Raif Badawi, blogger saudita arrestato nel 2012 per "aver insultato l'islam", condannato a mille frustate e 10 anni di carcere, e mai rilasciato nonostante le continue campagne di pressione mondiali. L'attivista è stata arrestata assieme all'attivista Nassima al-Sadah la scorsa settimana, ultime vittime di quella che Human Rights Watch ha definito "una repressione senza precedenti del governo contro il movimento per i diritti delle donne". Gli ultimi arresti sono arrivati dopo che più di dieci militanti per i diritti delle saudite erano stati incarcerati e accusati di minare la sicurezza nazionale e di collaborare con i "nemici dello Stato". Alcuni sono stati rilasciati.

"L'uso dell'espressione 'rilascio immediato' nella dichiarazione canadese è molto sfortunato, criticabile e inaccettabile nelle relazioni tra gli Stati", aveva twittato il ministero degli Esteri saudita, scagliandosi contro Ottawa. Il principe Mohammed, erede del trono più potente della regione, ha introdotto riforme concedendo alcuni diritti nel Paese, tra cui la revoca del divieto di guidare per le donne. Misure che, secondo molti osservatori, puntano in realtà a migliorare l'immagine del regno repressivo agli occhi internazionali. Intanto, il 32enne ha anche promosso un'aggressiva politica estera, tra cui sostenendo un blocco verso il vicino Qatar e una campagna militare contro i ribelli houti sostenuti dall'Iran in Yemen, e in patria ha dato spazio alla repressione del dissenso.

"La rottura delle relazioni diplomatiche saudite con il Canada rafforza l'idea che la 'nuova' Arabia Saudita che Mohammed bin Salman sta mettendo assieme non abbia alcuna intenzione di tollerare alcuna forma di criticismo della sua gestione degli affari interni", ha commentato Kristian Ulrichsen, del think-tank Baker Institute alla Rice University americana. Ad aprile, anche il premier canadese Justin Trudeau aveva espresso la sua "grave preoccupazione" per l'incarceramento di Raif Badawi. La moglie del blogger, Ensaf Haidar, ha ottenuto asilo in Canada, dove vive in Quebec con i tre figli di 14, 13 e 10 anni. L'espulsione dell'ambasciatore dall'Arabia Saudita lancia un messaggio molto chiaro agli altri governi occidentali, dice Bessma Momani, docente alla University of Waterloo: "E' più facile tagliare i rapporti con il Canada, rispetto che con altre nazioni. Non c'è una forte relazione commerciale e colpire il governo Trudeau trova probabilmente il favore degli alleati regionali sauditi più estremisti".

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