L'accordo tra Santa Sede e Cina sui vescovi scomunicati si fa sempre più vicino

La storica intesa potrebbe vedere la luce entro la fine del mese o al massimo agli inizi di ottobre

Se ne parla da mesi, ma questa volta potrebbe essere davvero vicino: l'accordo atteso da anni tra la Santa Sede e la Cina potrebbe essere firmato entro la fine del mese o al massimo agli inizi di ottobre. A scriverlo è il Wall Street Journal, per ora il Vaticano conferma solo che "il dialogo continua il suo percorso", senza aggiungere altro.

In Cina, al momento, il governo non riconosce il Papa come capo della Chiesa Cattolica e fino a oggi i vescovi cinesi sono stati nominati dalla Repubblica popolare senza che il Vaticano avesse possibilità di azione. Così i 12 milioni di cattolici cinesi sono spaccati tra chi professa la religione clandestinamente riconoscendo il Pontefice come guida e chi aderisce all'Associazione Patriottica Cattolica, controllata da Pechino.

Secondo l'accordo, in cambio del primo riconoscimento ufficiale del governo cinese del Papa, la Santa Sede riconoscerebbe formalmente sette vescovi scomunicati 'creati' dall'associazione patriottica.
L'accordo riguarderebbe, tuttavia, soltanto il riconoscimento dei sette vescovi scomunicati, non ci sarebbe accenno alla procedura di nomina da qui in avanti. Taiwan guarda all'operazione con timore, sperando di non perdere l'unico alleato diplomatico che ha in Europa.

Un'altro problema da risolvere con Pechino è fissare il numero delle diocesi, sul quale il Papa e il governo popolare non sono d'accordo. La differenza numerica è indispensabile - prima di capire come nominare i nuovi vescovi - per stabilire quante sedie sono vacanti.

I contatti tra Santa Sede e Cina, interrotti quando Mao prese il potere nel 1949, sono ripresi negli anni '80. Da allora il Vaticano ha mantenuto un approccio che la segreteria di Stato ha definito "pastorale, disponibile a un dialogo rispettoso e costruttivo con le autorità civili". Tuttavia, Pechino è sempre stata preoccupata dall'obbedienza dei cattolici a un leader che vive al di fuori dai confini nazionali.

Il dialogo tra i due Stati "va avanti da tempo, con tanta pazienza e con successi e insuccessi", aveva spiegato il segretario di Stato, Pietro Parolin, il 30 aprile scorso. "Qualcuno diceva: è come il 'ballo di san Vito', due passi avanti e uno indietro. Comunque procediamo, questo è importante".

È stato Papa Francesco a riannodare i fili tra Vaticano e Cina. Le istituzioni cinesi mostrano un'attenzione particolare al Papa argentino sin dall'inizio del suo pontificato. Già alla fine del 2013, anno della sua elezione, Bergoglio era stato indicato nel gruppo dei dieci 'uomini chiave dell'anno' in Cina. Nel 2014, in occasione del suo viaggio in Corea, è stato il primo Papa ad avere il permesso di sorvolo dello spazio aereo cinese: 'privilegio' che a Giovanni Paolo II fu negato.

Nel 2016, Pechino aveva inviato in Vaticano una sua rappresentanza per partecipare a un seminario organizzato dalla Pontificia accademia per le scienze sociali sulla Laudato Si'. La stessa accademia, a febbraio 2017, ha offerto a due alti rappresentanti cinesi una platea internazionale per esporre i progressi del Paese nella politica di espianto di organi. L'occasione era un congresso sul traffico, tema spinosissimo per Pechino, che permette l'espianto dai condannati a morte ma negli ultimi tempi sta disincentivando la prassi, attraverso una politica di donazioni volontarie. Ci sono stati poi scambi di tesori artistici tra la Santa Sede e Pechino, in una sorta di 'doppia mostra' e qualche mese fa la presentazione a Pechino del volume del Papa 'Latìnoamerica', curato dal giornalista argentino Hernan Reyes Alcaide, recensito sull'organo ufficiale cinese, il Quotidiano del Popolo, e sulla sua versione in inglese, il Global Times. Il punto di svolta vero nelle relazioni tra i due Stati può essere considerato il viaggio di Bergoglio negli Stati Uniti nel 2015, alla presenza di Xi Jinping.

Finora il Papa a esserci andato più vicino fu Paolo VI nella sua visita a Hong Kong il 4 dicembre del 1970, ma il mondo guarda a Est per un primo, storico viaggio apostolico di un pontefice nel Celeste Impero.
 

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