Salvini non cambia idea su Hezbollah terrorista, 'luna di miele' con Netanyahu

Il ministro dell'Interno si eleva a garante del rapporto tra lo Stato ebraico e il Libano

Matteo Salvini tira dritto per la sua strada. Il vicepremier dice di aver passato la notte "con il dizionario dei sinonimi e dei contrari", ma la sostanza non cambia. Per lui Hezbollah resta un gruppo terroristico. "Ditemi voi come si deve chiamare chi da anni scava tunnel per sconfinare nel paese vicino e ha migliaia di missili pronti a partire", spiega nel suo ultimo giorno di visita a Gerusalemme. "E' strano leggere sui giornali italiani che qualcuno si stupisce se io chiamo terroristi islamici quelli che sono tali", aggiunge.

Fra gli incontri del leader leghista anche quello con il premier Benjamin Netanyahu. Fra i due c'è un solidissimo legame personale. "Matteo Salvini è una grande amico di Israele", spiega il premier israeliano. E proprio in virtù del forte rapporto il primo ministro israeliano fa pressioni affinché la missione Unifil, attualmente sotto comando italiano, impedisca "ad Hezbollah di compiere azioni aggressive contro Israele". Un auspicio che Salvini accoglie a braccia aperte "ho parlato con il comandante italiano di Unifil – dichiara - lavorerà sempre di più e meglio per portare pace e stabilità".

L'attacco frontale del vicepremier a Hezbollah aveva provocato apprensione al ministero della Difesa, proprio per l'incolumità dei militari italiani impegnati nella zona. A tal proposito, pur ribadendo che "il governo è unito e compatto", il ministro Elisabetta Trenta non si esime dalle precisazioni. "Io dico solo che quando parliamo dei nostri militari all'estero, che rischiano la vita per la nostra sicurezza con le famiglie lontane migliaia di chilometri da casa, dobbiamo esserlo ancora di più", dichiara. Non si tratta di mettere in discussione i "solidi" rapporti con Israele ma di una questione "di metodo".

Al netto delle schermaglie interne il piano di Salvini è chiaro: accreditarsi con Netanyahu come 'garante' del rapporto fra i due paesi. "Israele è l'unica certezza di stabilità nella regione. Chi mette in discussione il diritto di esistere di Israele e un sadico masochista", dice senza fare troppi giri di parole e ipotizzando pure un vertice "ai massimi livelli" da tenersi fra i due paesi a Gerusalemme a inizio 2019.

Il sogno, neanche troppo nascosto, del responsabile del Viminale sarebbe quello di arrivare allo spostamento dell'ambasciata italiana da Tel Aviv a Gerusalemme ma su questo dovrà forzatamente fare i conti con il M5S. Nel frattempo il vicepremier pensa a tessere rapporti economici a partire dall'ipotesi della costruzione di gasdotto che dallo stato ebraico potrebbe arrivare fino al Sud Italia. "Chiedero alle nostre aziende e imprenditori di cooperare e collaborare – spiega - credo in questo progetto e conto che vada avanti. Non c'è nessun tipo di impatto ambientale e non vedo come possano nascere ostilità politiche se non pregiudiziali".

E prima di lasciare Israele c'è anche spazio per una visita allo Yad Vashem, il museo della Memoria. "Farò tutto quello che è umanamente possibile perché non solo non si ripeta ma che non si possa neanche mai più pensare in futuro a crimini come quelli", dice spiegando di volerci tornare prossimamente "con i miei figli".

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