Russiagate, prima condanna: in carcere Papadopoulos, ex consigliere di Trump

Dovrà scontare 14 giorni di carcere per aver mentito nell'ambito dell'inchiesta guidata da Mueller

Prima condanna nel caso Russiagate. George Papadopoulos, ex consigliere diplomatico del presidente americano Donald Trump, è stato condannato a 14 giorni di carcere per aver mentito nell'ambito dell'inchiesta su una possibile collusione tra Mosca e lo staff dell'allora candidato repubblicano alla Casa Bianca. Dopo aver ammesso, nell'ottobre 2017, di aver reso falsa testimonianza all'Fbi, Papadopoulos dovrà pagare anche una multa di 9.500 dollari e scontare un anno di libertà vigilata associata a servizio civile. La pena è comunque molto contenuta perché da diversi mesi il 31enne ha accettato di collaborare con il procuratore speciale Robert Mueller, che sta indagando sui contatti fra il comitato elettorale di Trump e Mosca. Papadopoulos - che nei primi mesi della campagna elettorale si occupava di politica estera - è stato condannato per aver mentito diverse volte agli investigatori dell'Fbi durante un interrogatorio avvenuto nel gennaio 2017: i magistrati hanno concluso che a causa delle bugie di Papadopoulos, le autorità americane non sono riuscite a catturare Joseph Mifsud, un professore maltese con cui Papadopoulos era entrato in contatto e che oggi viene considerato un agente russo.

"14 giorni per 28 milioni di dollari. 2 milioni al giorno. Nessuna collusione: una grande giornata per l'America", ha subito twittato il presidente Trump facendo riferimento ai costi stimati per la grande inchiesta portata avanti da Mueller. No comment invece da parte dell'ex consigliere che nel 2016 lo stesso Trump definiva come un "ragazzo eccellente" e nel 2017, dopo la sua confessione, come un "giovane volontario di bassa livello", un "bugiardo".

Papadopoulos era entrato nel marzo 2016 nello staff del magnate, con un'esperienza limitata di soli due mesi nella squadra del senatore Ben Carson durante le primarie del partito repubblicano. Quasi subito, si è trovato in contatto con degli 'emissari' dalla Russia, in particolare con il misterioso 'professore' Mifsud che un giorno gli presentò una certa Olga, spacciata per essere la nipote del presidente Vladimir Putin. Il consigliere iniziò a vantarsi allora con lo staff di avere contatti in Russia per organizzare un incontro tra i funzionari e il candidato Trump. "Era senza esperienza, un ingenuo, uno sciocco", e non "sapeva che sarebbe stato manipolato da un professionista", ha spiegato il suo legale, Thomas Breen.


Nell'aprile 2016, intanto, il famoso 'professore' lo informò che i russi hanno "materiale" sulla candidata democratica Hillary Clinton, sotto forma di migliaia di e-mail, informazioni che non sono ancora pubbliche. "Lo stesso staff elettorale di Clinton non era al corrente del fatto che i russi possedessero tali mail rubate", si legge inoltre in una rapporto parlamentare. Ma Papadopoulos non riuscì a tacere e durante una festa in un bar di Londra raccontò tutto all'ambasciatore australiano, che trasmise le informazioni agli inquirenti americani nell'estate del 2016. È qui che l'Fbi, già incline a sospettare un'interferenza russa nella campagna, ha aperto un nuovo capitolo delle sue indagini, questa volta su una possibile collusione tra Mosca e lo staff di Trump.  

A gennaio 2017 gli agenti interrogarono il giovane consigliere: per mantenere le sue possibilità di ottenere un posto di lavoro nell'amministrazione dell'ormai presidente Trump, Papadopoulos mentì, cambiò le date, minimizzò i suoi contatti. Arrestato a luglio, confessò e accettò in ottobre di dichiararsi colpevole di falsa testimonianza e di collaborare alle indagini. "Ero giovane e ambizioso", ha cercato di giustificarsi Papadopoulos in aula. "Ho fatto un grosso errore, l'ho pagata cara e me ne vergogno - ha aggiunto - Ma ho fatto del mio meglio per provare a sistemarlo".

La condanna di Papadopoulos è stata festeggiata dall'opposizione. "Nonostante i costanti attacchi del presidente e dei suoi alleati, il procuratore speciale Robert Mueller e il suo team hanno nuovamente dimostrato che stanno conducendo un'indagine seria e professionale", ha dichiarato il senatore Mark Warner.
Diversi persone vicine a Trump sono già stati implicati in questa vasta indagine, tra cui il suo ex capo della campagna, Paul Manafort, o il suo ex avvocato personale, Michael Cohen.

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