Russia, Pussy Riot: Nessun rimpianto per preghiera punk contro Putin

Mosca (Russia), 23 gen. (LaPresse/AP) - Nessun rimpianto per la preghiera punk contro il presidente russo Vladimir Putin. Così Nadezhda Tolokonnikova e Maria Alekhina, due delle componenti del gruppo Pussy Riot, attualmente in prigione, parlando della contestata performance tenuta nella cattedrale di Cristo Salvatore a Mosca, costata loro una condanna a due anni di carcere. In un'intervista pubblicata oggi sul quotidiano indipendente Novaya Gazeta, le due donne hanno descritto le dure condizioni carcerarie a cui sono sottoposte e aggiunto di non aspettarsi alcuna clemenza dalle autorità.

Tolokonnikova ha dichiarato che la cosa che le manca di più in carcere è la possibilità di leggere liberamente. Al momento sta leggendo la Bibbia e alcuni libri di filosofia, ma le condizioni detentive non le lasciano molto tempo per dedicarsi alla lettura. Alekhina, che sta scontando la pena in un'altra prigione, ha lamentato invece ripetute violazioni dei diritti umani da parte dell'amministrazione carceraria.

"E' stato un atto ironico, giocoso e ardito, un grido politico", ha detto Tolokonnikova della preghiera punk, spiegando che non aveva come obiettivo la religione. L'interpretazione dei media russi che l'hanno definita un'azione blasfema, ha detto, è stata deliberatamente sbagliata. La donna ha poi spiegato di non aver subito alcuna aggressione da parte delle altre detenute, nonostante le fosse stato annunciato che sarebbe accaduto: "Non mi hanno mai chiesto se sia religiosa o no", non hanno alcun risentimento verso di me per la preghiera punk. Nell'intervista, le è stato domandato se volesse mandare un messaggio al presidente Vladimir Putin. Ha risposto bruscamente: "No, parlando francamente, per me lui non esiste. È solo uno spazio vuoto".

Alekhina, detenuta in un'altra struttura, ha raccontato invece di non disdegnare le celle di isolamento, dove è possibile leggere in pace, mentre nelle baracche affollate è impossibile concentrarsi. Ha anche spiegato che riesce a mantenere la propria dieta vegetariana cucinando da sè il cibo che le viene fornito dai suoi sostenitori". "Sopravviverò, non mi accadrà niente", ha detto. E se sarà sottoposta a pressioni, ha poi aggiunto, non esiterà a entrare in sciopero della fame e a farsi mandare di nuovo in cella di isolamento.

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