Rush finale sul clima a Durban

Durban (Sudafrica), 11 dic. (LaPresse/AP) - Continua la discussione dei ministri riuniti a Durban per la Conferenza mondiale dell'Onu sul clima, sulla bozza proposta dal Sudafrica. L'ipotesi che ha sembrato prendere forma è quella di un Kyoto2 valido fino al 2015, anno in cui dovrebbe poi essere negoziato un accordo operativo dal 2020. Il summit, cominciato lo scorso 28 novembre, avrebbe dovuto concludersi ieri sera e secondo il commissario europeo per il clima, Connie Hedegaard, c'è il rischio che i delegati dei 194 Paesi partecipanti non riescano a raggiungere l'accordo prima di ripartire. Per il commissario, "non ci sarà un accordo a Durban" se Usa, Cina e India continueranno a tenere duro sulle loro posizioni. I Paesi sono divisi. Il Venezuela si è duramente opposto alla bozza, dicendo: "Tutti sappiamo che è un accordo pessimo, che richiederà molto lavoro ulteriore il prossimo anno e che non può essere adottato".

I tre Paesi pongono infatti delle condizioni: gli Stati Uniti, che non hanno mai ratificato l'accordo di Kyoto in scadenza nel 2012, non vogliono concedere alcun vantaggio competitivo alla Cina; Pechino, dal canto suo, non intende modificare il suo status di Paese in via di sviluppo dicendo che ha ancora centinaia di milioni di cittadini poveri.

Il nodo centrale è che in base al protocollo di Kyoto del 1997 i Paesi ricchi sono legalmente vincolati a ridurre le emissioni di carbonio, mentre quelli in via di sviluppo adottano misure su base volontaria. Per questo gli Stati Uniti sostengono di non aver voluto ratificare Kyoto, chiedendo pari impegno da parte della Cina. Per lo stesso motivo, cioè per gli sbilanciamenti dell'accordo, tre Paesi che hanno aderito al protocollo nel 1997 - Giappone, Canada e Russia - hanno già annunciato che non estenderanno i loro impegni di riduzione di emissioni per un ulteriore periodo.

Ieri decine di attivisti guidati dal direttore esecutivo di Greenpeace, Kumi Naidoo, erano entrati nell'edificio in cui si tiene il vertice per spingere i Paesi a prendere decisioni concrete. Il gruppo, che portava cartelli e cantava slogan come 'Giustizia del clima adesso', era stato bloccato dalla polizia nella hall mentre i delegati si sporgevano dalle scale e dai balconi per guardare cosa stava accadendo. A seguito dell'episodio Naidoo, che è osservatore ai colloqui, era stato espulso. "Lo scopo dell'iniziativa era quello di mettere un po' di urgenza ai colloqui perché i governi giocano a un poker politico con il futuro del nostro pianeta", ha spiegato il direttore di Greenpeace.

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