Riad e Teheran rompono relazioni diplomatiche: stop a voli e commercio

Dubai (Emirati Arabi Uniti), 4 gen. (LaPresse) - L'Arabia Saudita ha radunato al suo fianco i più stretti alleati sunniti in uno scontro diplomatico con l'Iran che cresce di giorno in giorno e che, dopo l'esecuzione dell'imam Nimr al-Nimr e di altre 46 persone condannate per terrorismo, ha approfondito la spaccatura settaria in tutto il Medioriente.

Dopo la decisione di Riad di rompere tutti i rapporti diplomatici con Teheran a seguito degli attacchi all'ambasciata saudita nella capitale iraniana e al consolato di Riad a Mashhad, anche Bahrain e Sudan hanno tagliato tutti i legami con l'Iran. A loro si è unito il Sudan, che "in risposta ai barbari attacchi all'ambasciata saudita a Teheran e al consolato a Mashhad ha annuncia l'immediato taglio delle relazioni con la Repubblica islamica dell'Iran", come riporta una nota del ministero di Khartoum. Per ultimi, anche gli Emirati Arabi Uniti, che ospitano centinaia di migliaia di iraniani, hanno parzialmente declassato le proprie relazioni al livello di incaricati d'affari riducendo il numero di diplomatici iraniani nel Paese. Gli altri paesi arabi del Golfo - Kuwait, Qatar e Oman - hanno deciso di non prendere posizione.

Come ultimo atto, oggi il ministro degli Esteri saudita, Adel al-Jubeir, ha annunciato che Riad ha fermato il traffico aereo da e per l'Iran e le relazioni commerciali con la Repubblica islamica, incolpando la "politica aggressiva" dell'Iran adottata dopo la morte del religioso sciita.

TERZO GIORNO DI PROTESTE - Dal canto suo l'Iran ha accusato l'Arabia Saudita di usare l'attacco all'ambasciata come una "scusa" per recidere definitivamente i legami con Teheran e aumentare ulteriormente le tensioni settarie. Oggi sciiti in Iran e in Iraq hanno protestato per il terzo giorno consecutivo per denunciare l'esecuzione di al-Nimr.

In Iraq, migliaia di persone hanno protestato a Baghdad e in altre città sciite. Nella capitale irachena, i manifestanti hanno protestato fuori dalla Zona verde dove si trova anche l'ambasciata di Riad, mostrando ritratti del religioso. Proteste simili si sono svolte anche a Basra e nelle città sacre sciite di Najaf e Karbala.

Almeno due persone sono morte negli attacchi contro almeno due moschee sunnite, in presunti atti di ritorsione per l'esecuzione del religioso. Nella moschea Ammar bin Yasir di Hilla è stata uccisa una guardia, mentre un religioso sunnita è stato ucciso a Iskandariya, a sud di Baghdad.

SIRIA, YEMEN - Le tensioni tra sauditi e iraniani rischiano di far deragliare gli sforzi per porre fine a cinque anni di guerra civile in Siria, dove l'Arabia Saudita e altri Paesi arabi del Golfo sostengono i gruppi di ribelli contro il presidente Bashar Assad, alleato dell'Iran.

Il segretario generale dell'Onu, Ban Ki-moon, ha fatto sapere che la decisione di Riad di rompere i rapporti diplomatici con l'Iran era estremamente preoccupante. Il portavoce Stephane Dujarric ha spiegato che l'Onu ha voluto esortare i due Paesi a "evitare qualsiasi azione che possa aggravare ulteriormente la situazione nella regione", e soprattutto ha esortate entrambi a mantenere il loro impegno a porre fine ai conflitti in Siria e Yemen.

Anche l'Unione Europea ha insistito sulla tutela dei negoziati di pace sulla Siria. "Tutta la comunità internazionale e gli attori principali stanno già lavorando insieme in modo attivo per appoggiare i colloqui sulla Siria, che devono essere tutelati", ha dichiarato Catherine Ray, portavoce dell'alta rappresentante per la Politica estera dell'Unione europea, Federica Mogherini. "Tutti gli sforzi possibili devono essere fatti perché (i colloqui previsti per il 25 gennaio a Ginevra, ndr) non siano messi a rischio", ha aggiunto.

In serata un appello è arrivato anche dagli Stati Uniti: "Continuiamo ad essere preoccupati per le tensioni tra sauditi e iraniani e stiamo esortando tutte le parti a una de-escalation della situazione, a mostrare un po' di moderazione e a non infiammare ulteriormente le tensioni che sono già abbastanza forti nella regione".

LA VENDETTA DIVINA - Dopo la furiosa reazione nelle comunità sciite in tutto il mondo per l'esecuzione dell'imam, il ministro degli Esteri saudita Adel al-Jubeir ha dichiarato che l'Iran stava creando "cellule terroristiche" tra la minoranza sciita del regno. L'Arabia Saudita ha giustiziato Nimr e altri tre sciiti con l'accusa di terrorismo sabato scorso, al fianco di decine di jihadisti sunniti. L'Iran sciita ha risposto definendo il religioso un "martire" e ha avvertito la famiglia regnante saudita Al Saud di "una vendetta divina".

Il Bahrain, un regno sunnita con una maggioranza sciita irrequieta, ha accusato l'Iran di "interferenza palese e pericolosa" negli affari dei paesi arabi del Golfo, in una dichiarazione che annuncia la rottura anche dei loro rapporti diplomatici. Il Paese ha ordinato ai diplomatici iraniani di andarsene entro 48 ore, dopo aver annunciato l'interruzione delle relazioni con Teheran.

© Copyright LaPresse - Riproduzione Riservata