Regno Unito, Irvine Welsh: Sì referendum Scozia è passo contro élite Gb

Roma, 8 set. (LaPresse) - "L'aspetto più interessante del referendum sull'indipendenza sta nel fatto che il fronte del 'sì', inizialmente percepito da parte della sinistra come una campagna antibritannica, è oggi visto come l'avanguardia di parte di un movimento populista più ampio, che ha come obiettivo il ritorno della democrazia attraverso queste isole". E' un indipendentista convinto lo scrittore scozzese Irvine Welsh che dalle pagine di Repubblica di oggi affida il suo sostegno al referendum per l'indipendenza della Scozia dal Regno Unito che si terrà il 18 settembre. "Visto all'interno di un contesto più generale - continua Irvine - questo non dovrebbe sorprendere: da molto tempo, infatti, i conservatori hanno smesso persino di fingere di rappresentare altri che non siano le élite". E cioè, aggiunge "quelle classi sociali e le loro coorti che negli ultimi trentacinque anni hanno impoverito il Paese, e chiunque nutra dubbi in proposito dovrebbe semplicemente osservare il continuo trasferimento della ricchezza dai tanti ai pochi".

Secondo lo scrittore il referendum è l'unico strumento dei cittadini scozzesi per riappropriarsi della politica contro il potere corrotto delle élite britanniche. "Oggi - scrive su Repubblica - con il suo sistema di partiti moralmente corrotto, i suoi politici di professione che non godono di alcuna stima e una pletora di insabbiamenti e complotti che arrivano fino al cuore di un establishemnt squallido, decadente e opportunista nel campo degli affari, della politica, dei media e della giustizia, il Regno Unito è considerato da molti dei suoi cittadini come uno Stato fallito". Tutto questo in Scozia verrà eliminato, secondo Welsh, se vincerà il fronte dei 'sì'. La campagna a favore dell'indipendenza "ha dato alle persone il potere di assumere il controllo del proprio destino", precisa Welsh. E conclude: "Il principio è semplice: significa destinare le risorse nazionali all'istruzione, alla sanità e agli alloggi anziché dirottarle nei conti offshore dei super-ricchi o dissiparle in sordidi conflitti all'estero istigati dagli incapaci per l'arricchimento dei loro finanziatori".

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