Quarant'anni fa moriva Paolo VI, il Papa che parlava di una Chiesa samaritana
Sarà proclamato santo insieme a monsignor Oscar Arnulfo Romero il 14 ottobre in Vaticano nel corso del Sinodo dei vescovi dedicato ai giovani

Quarant'anni fa, il 6 agosto 1978, moriva Paolo VI. Papa Francesco lo ha ricordato "con tanta venerazione e gratitudine" dopo l'Angelus, chiedendo ai fedeli di piazza San Pietro un applauso per "questo grande Papa della modernità". Paolo VI sarà proclamato santo insieme a monsignor Oscar Arnulfo Romero il 14 ottobre in Vaticano nel corso del Sinodo dei vescovi dedicato ai giovani.

Giovanni Battista Montini, il Papa mite, di basso profilo, la cui grandezza si è scoperta col passare dei decenni, è nato a Concesio il 26 settembre del 1897. Al suo pontificato si deve la stagione di riforma che la Chiesa sta vivendo anche grazie alla forza propulsiva di Bergoglio. Non a caso fu lui, chiudendo il Concilio Vaticano II, a parlare di una Chiesa 'samaritana', più incline a 'incoraggianti rimedi' che a 'deprimenti diagnosi'. Papa Montini è indubbiamente tra gli ispiratori di Papa Francesco. È stato al timone della Chiesa tra il 1963 al 1978, anni duri e difficili per l'Italia e per il mondo e lui fu uno dei protagonisti principali. Erano gli anni del terrorismo, delle Brigate rosse. Il sequestro e l'omicidio di Aldo Moro tra marzo e maggio del 1978, una devastante crisi politico-istituzionale frutto dello scandalo Lockheed, culminata con le dimissioni il 15 giugno dell'allora presidente della Repubblica, Giovanni Leone, al quale, il 9 luglio, subentrò Sandro Pertini.

Fu il primo Papa del Novecento a varcare i confini italiani. Dopo 2000 anni fece sì che Pietro tornasse in Terra Santa. Viaggiò in Africa, America, Oceania e Australia, Asia, fin quasi alle porte della Cina. Fu il primo Pontefice a tenere un discorso alle Nazioni Unite, a New York parlò il 4 ottobre 1965 con quel "Mai più la guerra" che molti ricordano in francese, la lingua con cui lanciò l'accorato invito: "Jamais plus les uns contre les autres, jamais, plus jamais". Memorabile è stata la sua lettera inviata alla Brigate rosse per chiedere la liberazione di Aldo Moro e il suo grido d'aiuto a Dio durante l'omelia ai funerali del segretario della Dc. Nella missiva, rivolta ai terroristi: "Io scrivo a voi, uomini delle Brigate rosse: restituite alla libertà, alla sua famiglia, alla vita civile l'onorevole Aldo Moro, uomo buono ed onesto, che nessuno può incolpare di qualsiasi reato, o accusare di scarso senso sociale e di mancato servizio alla giustizia e alla pacifica convivenza civile". E ancora: "Vi prego in ginocchio, liberate l'onorevole Aldo Moro, semplicemente, senza condizioni". Poi Moro venne ucciso e lui nell'omelia lanciò un urlo di disperazione: "Dio della vita e della morte, tu non hai esaudito la nostra supplica per l'incolumità di Aldo Moro, di questo uomo buono, mite, saggio, innocente e amico". Tre mesi dopo, il 6 agosto 1978, alle 21.40, si spense nella residenza di Castel Gandolfo a causa di un edema polmonare.
 

© Copyright LaPresse - Riproduzione Riservata