Protesi come ali di jet: tartaruga marina biamputata nuota di nuovo

Michmoret (Israele), 17 mag. (LaPresse/AP) - La tartaruga marina verde Hofesh, biamputata per le ferite causate da reti da pesca, può nuotare di nuovo grazie a pinne artificiali ispirate alle ali di un jet Usa. A disegnare la protesi all'animale, la cui specie è in pericolo, è stato un team israeliano. Il Centro per il recupero delle tartarughe del Paese aveva infatti fallito nel tentare di far nuotare la tartaruga, priva di due pinne su un lato, applicandole una pinna per sommozzatori. Con questa, però, Hofesh (che in ebraico significa libertà) si scontrava contro gli oggetti in acqua mentre tentava di nuotare. Shlomi Gez, studente di design industriale al College Hadassah di Gerusalemme, ha studiato il caso su internet e si è offerto di aiutare.

Ha dapprima progettato una protesi basata sulla pinna dorsale dei pesci, che ha permesso qualche miglioramento ma con cui la tartaruga faticava a risalire in superficie. Si è allora ispirato al design dell'aereo da guerra americano Lockheed Martin/Boeing F-22 Raptor, ideando una nuova protesi con due pinne da applicare al carapace. Applicata giovedì alla 'schiena' di Hofesh, la soluzione ha funzionato, permettendole di nuotare con facilità. Le difficoltà della tartaruga erano iniziate quando a inizio 2009 era caduta nelle reti da pesca al largo di Israele, nel Mediterraneo. I soccorritori che l'avevano curata erano stati costretti ad amputarle due pinne, togliendole così la facilità di nuotare.

Anche se ora può farlo di nuovo, non potrà più tornare alla vita selvatica. Vive però in una cisterna con un'altra tartaruga della sua specie, che come lui può solo vivere in cattività: Tsurit, femmina priva della vista. Secondo i ricercatori i due animali sono vicini alla maturità sessuale, che raggiungono intorno ai 20-25 anni, quindi la coppia potrebbe procreare, contribuendo così a far aumentare la scarsa popolazione della specie in pericolo. "Abbiamo grandi piani per questo ragazzo", dice Yaniv Levy, direttore del Centro di recupero. "Non torneranno mai in libertà, ma la loro prole sarà invece liberata in mare nel momento in cui le uova si schiuderanno. I loro figli vivranno normalmente in natura", ha aggiunto.

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