Polemica per vignette su Maometto, Francia aumenta sicurezza ambasciate

Parigi (Francia), 19 set. (LaPresse/AP) - Dopo gli Stati Uniti anche la Francia prende provvedimenti per contenere le proteste scatenate nella popolazione islamica in seguito alla diffusione del film su Maometto 'Innocence of Muslims'. La pubblicazione di alcune vignette satiriche sulla rivista Charlie Hebdo ha inoltre scatenato nuove tensioni e il timore di attacchi contro obiettivi francesi. Gli scontri scaturiti in seguito alle contestazioni hanno già causato almeno a 28 vittime in tutto il mondo musulmano, tra cui l'ambasciatore statunitense Chris Stevens.

TIMORI PER SEDI DIPLOMATICHE. Questa mattina, il governo di Parigi ha fatto sapere che la sicurezza nelle ambasciate francesi nel mondo è stata rafforzata per il timore di proteste violente legate al film e alla pubblicazione delle nuove vignette. "Nei Paesi dove potrebbero presentarsi problemi sono state prese misure di sicurezza specifiche", ha spiegato il ministro degli Esteri Laurent Fabius, precisando che il governo e i leader islamici francesi hanno lanciato appelli alla calma. Il ministero degli Esteri ha inoltre emesso un avviso di viaggio chiedendo a tutti i cittadini nei Paesi islamici di mettere in atto "una vigilanza massima" evitando tutti i luoghi pubblici e "gli edifici sensibili", ad esempio luoghi che rappresentino l'Occidente o sedi religiose. La Francia è la nazione dell'Europa occidentale con la più grande comunità musulmana.

STOP A MANIFESTAZIONI. Le autorità hanno inoltre fatto sapere che non saranno concesse autorizzazioni per una protesta contro il film, in programma per sabato a Parigi. "Non c'è alcun motivo per permettere che un conflitto che non riguarda la Francia entri nel nostro Paese", ha detto il primo ministro Jean-Marc Ayrault, in un'intervista all'emittente radiofonica Rtl. "Noi - ha proseguito - siamo una repubblica e non abbiamo intenzione di essere intimiditi da nessuno".

VIGNETTE INCRIMINATE. A scatenare le tensioni sono stati alcuni disegni satirici pubblicati dalla rivista Charlie Hebdo. Le caricature prendono in giro Maometto, la pellicola incriminata e il furore creato dal video nel mondo musulmano. In seguito alla pubblicazione, poliziotti in tenuta antisommossa sono stati schierati davanti alla sede della rivista, già colpita da minacce l'anno scorso, quando era uscita un'edizione speciale che attaccava l'estremismo islamico. Da stamattina, il sito web della testata è offline.

FABIUS: NO A BENZINA SUL FUOCO. In un'intervista all'emittente France Inter radio, il ministro degli Esteri Laurent Fabius ha condannato il giornale, sostenendo che l'atteggiamento satirico provocherà tensioni. "In Francia - ha affermato - abbiamo la libertà di espressione e questo principio non dev'essere infranto, ma è pertinente o intelligente in questo contesto buttare benzina sul fuoco? La risposta è no". La libertà di espressione, ha poi aggiunto, "dovrebbe essere esercitata con responsabilità e rispetto". Una posizione condivisa dall'omologo tedesco Guido Westerwelle, il quale ha dichiarato: "Chiedo a tutti coloro che invocano a ragione il diritto sulla libertà di espressione di agire responsabilmente. Chi butta adesso altra benzina sul fuoco di proposito, con effetti ovvi, non è proprio un grande pensatore". Gli autori dei disegni però si difendono. Le caricature, ha detto uno dei vignettisti del giornale, che si fa chiamare con il nome Tignous, "sono solo disegni, non provocazioni".

COMUNITA' MUSULMANA PREOCCUPATA. In merito alla vicenda si è espresso anche il Consiglio francese del culto musulmano (Cfcm), gruppo che rappresenta le persone di fede islamica nel Paese. In un comunicato ha dichiarato la propria "profonda preoccupazione" per le caricature emerse oggi su Charlie Hebdo. "In questo contesto attuale - prosegue la nota - si rischia di esacerbare le tensioni e provocare reazioni". L'organizzazione chiede poi ai musulmani in Francia "di non cedere alle provocazioni ed esprimere il proprio sdegno in modo pacifico e con mezzi legali". Anti-Islamophobia observatory, gruppo con sede a Parigi attivo nella lotta contro il sentimento anti-islamico, sta invece considerando la possibilità di denunciare il settimanale. Una decisione definitiva, ha spiegato il presidente dell'organizzazione, Abdallah Zekri, non è però ancora stata presa. "Charlie Hebdo - ha affermato - vuole fare soldi sulle spalle dei musulmani".

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