Pentagono ammette: Uccisi per errore 484 civili in raid contro Isis
Per ong AirWars che accusa Trump sarebbe da rivedere al rialzo e in aumento numero vittime: 3.817 in tre anni

Sarebbero almeno 484 i civili uccisi negli attacchi contro i miliziani dell'Isis in Iraq e Siria messi a segno dalla coalizione guidata dagli Stati Uniti dall'inizio del confitto nel 2014. Il dato emerge dal rapporto mensile del Pentagono. Dal dato della coalizione, più basso rispetto alle stime delle organizzazioni non governative come AirWars, emerge comunque che rispetto all'ultimo rapporto diffuso il 30 aprile ci sono 132 vittime civili in più. La coalizione, da quanto riferisce Reuters, ha negato di aver abbassato gli standard di sicurezza utilizzati per difendere i civili durante gli attacchi per la liberazione delle zone controllate dall'Isis e ha giustificato l'aumento dei morti con l'intensificarsi delle operazioni condotte su territori densamente abitati, e quindi a maggior rischio per i civili.

Una versione opposta rispetto a quella di alcune organizzazioni non governative come AirWars, osservatorio sulle operazioni militari in Siria e Iraq guidato da un gruppo di giornalisti. Per AirWars sarebbe da rivedere al rialzo anche il numero di vittime dichiarato dal Pentagono. Per la Difesa Usa si tratta di 484 in tre anni, per l'ong almeno 3817. Secondo l'osservatorio solo ad aprile sarebbero morte tra le 283 e le 366 persone nei territori in cui si sta combattendo. "Con il terzo mese consecutivo di attacchi aerei sotto la presidenza Trump, stiamo ora vedendo l'emergere di tendenze chiare - ha affermato Chris Woods direttore di AirWars - intorno a Raqqa in particolare, dove la maggior parte degli attacchi aerei sono degli Stati Uniti,  si osservano le perdite maggiori di civili. Numeri che fino a sei mesi fa non ci saremmo mai immaginati. Questo è la prova più chiara che le protezioni per i civili sul campo di battaglia sembrano essere state ridimensionate, con l'inevitabile conseguenza di un aumento nel numero di morti e feriti". "Dal momento che la battaglia si avvicina, siamo estremamente preoccupati per la sorte di centinaia di migliaia di civili ancora intrappolati all'interno della città", conclude Woods.

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