Pedofilia, vittime Cile: "Papa trasformi scuse in azioni esemplari"
Sono fermissimi Juan Carlos Cruz, James Hamilton e José Murillo, vittime del prete pedofilo cileno Fernando Karadima

d"Ora il Papa è ben informato ma se non vedremo un cambiamento, se non ci saranno conseguenze, la nostra lotta agli abusi non finirà qui". Sono fermissimi Juan Carlos Cruz, James Hamilton e José Murillo, vittime del prete pedofilo cileno Fernando Karadima, che hanno appena trascorso una settimana con Papa Francesco nella sua residenza, a Casa Santa Marta.

"Speriamo che il Papa trasformi in azioni esemplari le sue parole di perdono. Se non sarà così tutto resterà lettera morta", dicono. Il Pontefice ha chiesto loro formalmente scusa, dopo aver per anni difeso monsignor Juan Barros, accusato di aver insabbiato gli abusi. Il Papa ha chiesto perdono a nome suo e della Chiesa universale, cosa che "non ha fatto la conferenza episcopale cilena - denunciano le vittime - perché non ne è capace". I vescovi cileni sono stati convocati da Bergoglio in Vaticano con una lettera inviata il mese scorso. Arriveranno nelle prossime settimane, a metà maggio molto probabilmente.

Con il Papa le tre vittime hanno parlato a lungo: degli abusi sessuali, degli abusi di potere e soprattutto delle coperture, che nel loro Paese rappresentano una "epidemia che ha distrutto migliaia di vite di bambini, bambine e giovani". "Molti vedevano e sapevano, non soltanto monsignor Juan Barros", affermano. Gli uomini fanno riferimento anche a un carteggio tra l'arcivescovo di Santiago Ricardo Ezzati e Francisco Javier Errazuriz, suo predecessore chiamato poi da Francesco a far parte del C9, in cui si parlava del sacerdote pedofilo e si assicurava che le denunce contro Karadima "non sarebbero prosperate". "Il Papa ascoltava e scuoteva la testa", raccontano. Le preoccupazioni di Bergoglio sono anche per un altro membro del C9, il prefetto dell'economia Georges Pell, da mesi in congedo in Australia per difendersi nel processo per abusi sessuali, appena rinviato a giudizio. Sulla passata difesa dell'ex arcivescovo di Buenos Aires per Barros le vittime non hanno dubbi: "Non mentiva, era solo male informato". Nei prossimi giorni Cruz, Hamilton e Murillo invieranno a Bergoglio un documento con dei suggerimenti su come agire per prevenire e lottare contro il fenomeno degli abusi nel clero: "Ci ha chiesto la nostra opinione - spiegano - sugli aspetti teorici e concreti".

Descrivono Bergoglio come "il volto nuovo" di una Chiesa che in 10 anni di denunce li ha trattati come "nemici". Dell'anziano Karadima, attualmente in una casa di riposo a Santiago, non vogliono parlare. Qualcosa da dire, però, ce l'hanno "per tutti gli altri Karadima del mondo", che continuano ad abusare dei bambini, coperti dai vescovi: "Siamo una comunità molto forte e faremo tutto il possibile per perseguirvi e assicurarvi alla giustizia". "Il momento migliore dell'incontro? - confessa Cruz - E' stato quando Papa Francesco ci ha assicurato che indietro non si torna".
 

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