Papa Francesco: "In alto i cuori, non i cellulari. La messa non è uno spettacolo"
Bergoglio rimprovera preti e fedeli durante l'udienza del mercoledì

Che 'In alto i nostri cuori' non si declini in 'In alto i vostri cellulari'. Papa Francesco inizia il nuovo ciclo di catechesi delle udienza generali sul tema della messa tirando le orecchie a chi è distratto dal celebrante o da qualunque altra cosa. "A me dà tanta tristezza - racconta - quando celebro e vedo i cellulari alzati. E non solo dei fedeli, ma anche di tanti preti e vescovi. Ma per favore! La messa non è uno spettacolo".

Durante la celebrazione, fa notare, "siamo con il Signore". Eppure, "tante volte parliamo tra noi, non celebriamo vicino a lui. Se oggi venisse qui il Presidente della Repubblica o qualche persona molto importante, tutti vorremmo salutarlo. Ma quando noi andiamo a messa lì c'è il Signore - ripete -. E tu sei distratto? Dite 'ma le messe sono noiose'. Il Signore è noioso? 'No, no, è il sacerdote'. Sono i preti? Allora che si convertano i preti!".

Le nuove catechesi sono dedicate, spiega, a "riscoprire il valore e il significato" della celebrazione eucaristica. E invita a porsi alcune "semplici domande": "Per esempio, perché si fa il segno della croce e l'atto penitenziale all'inizio della Messa? Avete visto come i bambini fanno il segno della Croce? Non si sa se è il segno o un disegno", dice mimando con la mano un gesto confuso. "Bisogna insegnare ai bambini a farlo bene. Così incomincia la Messa, così incomincia la vita, così incomincia la giornata".

"E quelle letture, nella messa, perché stanno lì? Perché la domenica si leggono tre Letture e gli altri giorni solo due? Perché stanno lì, cosa significano, cosa c'entrano?". A queste domande il Pontefice cercherà di rispondere nelle prossime udienze generali, puntando lo sguardo "sul cuore della Chiesa, cioè l'Eucaristia", perché "è molto importante tornare alle fondamenta, riscoprire ciò che è l'essenziale, attraverso quello che si tocca e si vede nella celebrazione dei Sacramenti". Infine esorta i cristiani di tutto il mondo ad andare avanti, a resistere alle persecuzioni: "Non possiamo dimenticare - dice - il gran numero di cristiani che, nel mondo intero, in duemila anni di storia, hanno resistito fino alla morte per difendere l'Eucaristia; e quanti, ancora oggi, rischiano la vita per partecipare alla messa domenicale". E ricorda un gruppo di cristiani, del nord Africa, nell'anno 304 (durante le persecuzioni di Diocleziano) sorpreso a celebrare la messa in una casa e arrestato. "Il proconsole romano, nell'interrogatorio, chiese loro perché l'avessero fatto, sapendo che era assolutamente vietato. Ed essi risposero: 'Senza la domenica non possiamo vivere', che voleva dire: se non possiamo celebrare l'Eucaristia, non possiamo vivere, la nostra vita cristiana morirebbe".
 

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