Papa Francesco ai sacerdoti: Scendete dai piedistalli dei poteri
Quarto giorno di viaggio in Polonia per Bergoglio

Uscite da voi stessi, compite un esodo dal vostro io verso gli altri, abbandonate i "piedistalli traballanti" dei poteri del mondo, le proprietà private per i vostri comodi, le comodità. E fatelo senza biglietto di ritorno. Nel suo quarto giorno di viaggio in Polonia Papa Francesco ha parlato alla chiesa polacca nell'omelia di una messa celebrata nel santuario di San Giovanni Paolo II, sulle macerie delle fabbriche di soda Solvay, che davano lavoro a un giovane Karol Wojtyla durante la Seconda Guerra Mondiale. Le parole non si discostano da quelle che usa solitamente rivolgere al clero e chiede una Chiesa in uscita, in cui i sacerdoti rinuncino a "spazi chiusi", che orientino i fedeli con trasparenza, tenerezza e senza atteggiamenti doppi, calcolatori o reticenti.

A volte, spiega Bergoglio, "per noi sacerdoti e consacrati può esserci spesso la tentazione di rimanere un po' rinchiusi, per timore o per comodità, in noi stessi e nei nostri ambiti". E tuttavia la direzione indicata da Gesù è "a senso unico", perché "Gesù non ama le strade percorse a metà, le porte lasciate socchiuse, le vite a doppio binario. Chiede di mettersi in cammino leggeri, di uscire rinunciando alle proprie sicurezze".

Basta quindi con gli "spazi chiusi" e le "proprietà private per i propri comodi". Perché chi ha scelto di conformare tutta l'esistenza a Gesù non sceglie più i "propri luoghi", ma neanche i "propri tempi": "la casa dove abita non gli appartiene. La Chiesa e il mondo sono i luoghi aperti della sua missione". I piedistalli dei poteri del mondo, avverte, sono "traballanti", non serve "sprecare tempo a progettare un futuro sicuro e ben retribuito, per non rischiare di diventare isolato e cupo, rinchiuso nelle pareti anguste di un egoismo senza speranza e senza gioia".

Dio si cerca in una preghiera "che sia trasparente e non dimentichi di confidare e affidare le miserie, le fatiche e le resistenze. "Gesù cerca cuori aperti e teneri verso i deboli, mai duri; cuori docili e trasparenti, che non dissimulano di fronte a chi ha il compito nella Chiesa di orientare il cammino".  No a calcoli e reticenze, perché "il discepolo fedele attua un discernimento vigile e costante, sapendo che il cuore va educato ogni giorno, a partire dagli affetti, per fuggire ogni doppiezza negli atteggiamenti e nella vita".

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