Panama Papers, HSBC e Credit Suisse respingono accuse su società offshore
Il ceo dell'istituto svizzero afferma: "Come compagnia, come banca, non tolleriamo strutture per l'evasione fiscale"

Credit Suisse e HSBC negano di aver utilizzato strutture offshore per aiutare i loro clienti ad aggirare le tasse. I commenti delle due banche globali fanno riferimento ai cosiddetti 'Panama Papers', i documenti trapelati da uno studio legale panamense, specializzato nella creazione di società di comodo, che hanno mostrato il largo uso che molte banche globali fanno di tali strumenti e hanno dato il via a indagini in tutto il mondo.

Il ceo di Credit Suisse, Tidjane Thiam, ha dichiarato: "Come compagnia, come banca, incoraggiamo soltanto l'uso di strutture quando c'è un legittimo scopo economico" e "non tolleriamo strutture per l'evasione fiscale". Ha poi sottolineato che i documenti sono precedenti a una riforma del modello economico dell'istituto. Simile la posizione di un portavoce di HSBC con base a Hong Kong: "Le accuse sono storiche, in alcuni casi risalgono a 20 anni fa, prima delle nostre significative e ben note riforme applicate negli ultimi anni". 

Entrambi gli istituti sono citati nei documenti tra le banche che avrebbero contribuito a costruire complesse strutture per rendere difficile per il fisco tracciare i flussi di denaro, ha riferito il Consorzio internazionale dei giornalisti investigativi (ICIJ) che ha analizzato e diffuso i materiali. Oltre 500 banche, loro sussidiarie e rami hanno registrato circa 15.600 società fantasma attraverso lo studio panamense Mossack Fonseca, dai cui database provengono i documenti, ha riferito il Consorzio. Secondo tali informazioni, la gran maggioranza di tali fatti risale agli anni '90.

E mentre lo scandalo continua ad arricchirsi di dettagli e nuovi sviluppi, la Cina limita la diffusione delle notizie sui Panama Papers. Tra queste ultime, riferiscono i documenti, alcune sono legate alle famiglie del presidente cinese Xi Jinping e ad altri attuali e passati alti esponenti politici del Paese. E se Pechino ha deciso di non rispondere pubblicamente, i media di Stato hanno largamente evitato di diffondere le notizie.


Fonte Reuters - Traduzione LaPresse 

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