Obama all'Onu: Al bando armi chimiche, su Siria serve risoluzione forte

New York (New York, Usa), 24 set. (LaPresse/AP) - Il Consiglio di sicurezza delle Nazioni unite deve trovare un accordo per una risoluzione sulla Siria che includa delle conseguenze nel caso in cui Bashar Assad non rispetti gli impegni per smantellare le scorte di armi chimiche di Damasco. Così il presidente degli Stati Uniti, Barack Obama, intervenendo davanti all'Assemblea generale dell'Onu. Il mancato inserimento di queste conseguenze, ha affermato Obama al Palazzo di vetro, significherebbe che le Nazioni unite non sono in grado di fare applicare le proprie richieste. Obama ha inoltre definito "un insulto alla ragione" il fatto di affermare che non sia stato il regime di Assad a compiere l'attacco con armi chimiche dello scorso 21 agosto in Siria. "Ci sono prove esistenti del fatto che il governo di Assad ha usato queste armi il 21 agosto", ha affermato Obama ribadendo la posizione di Washington.

BANDIRE ARMI CHIMICHE. "Come rispondere ai bambini uccisi con il gas? Qual è il ruolo dell'Onu? Oggi vorrei dire qual è la posizione degli Stati Uniti a riguardo: Crediamo che come punto di partenza occorra bandire le armi chimiche", ha detto Obama, aggiungendo che "penso che sia nell'interesse degli Usa e del mondo intero proibire armi che minacciano in questo modo".

DA CONSIGLIO ONU SERVE RISOLUZIONE FORTE. Secondo l'inquilino della Casa Bianca, da parte del Consiglio Onu serve una risoluzione forte che "verifichi che il regime di Assad mantenga le promesse" e "se non siamo d'accordo almeno su questo dimostriamo che non siamo in grado di far applicare il più basilare Stato di diritto". Il presidente Usa ha affermato che "un accordo sulle armi è importante per raggiungere una soluzione politica in Siria" e che "non ritengo che una soluzione militare possa fare raggiungere una pace duratura", ma ha ricordato che "l'America è pronta a usare qualsiasi mezzo, inclusa la forza militare, per garantire l'interesse di tutta la comunità internazionale" e degli Usa in Nordafrica e Medioriente.

PER IRAN VEDERE SE A PROMESSE SEGUIRANNO FATTI. Dopo avere discusso della Siria Obama ha parlato anche di Iran e Medioriente. Con Teheran "il percorso diplomatico deve essere verificato e il fatto che il regime si incammini verso un altro tipo di percorso è importante per la comunità internazionale", ha detto. Il presidente Hasan Rohani, ha proseguito Obama, "ha reiterato l'impegno" per quanto riguarda il programma nucleare, ma ora bisogna vedere "se alle promesse seguono i fatti". Nel suo intervento Obama ha spiegato di aver chiesto al segretario di Stato John Kerry di cercare un accordo sulle armi nucleari con l'Iran. Le "parole conciliatorie" di Rohani, ha aggiunto, "devono essere seguite da azioni trasparenti e verificabili".

IN MEDIORIENTE SERVE SOLUZIONE A DUE STATI. Obama si è concentrato anche su un altro tema particolarmente a cuore alla sua amministrazione, il Medioriente, in merito a cui è tornato a ribadire la necessità di una soluzione a due Stati. "Sono determinato a risolvere il conflitto tra palestinesi e israeliani" ed è necessario riconoscere "che la democrazia dipende anche dalla creazione di uno Stato palestinese", ha affermato. Dal canto loro, ha aggiunto, gli "Stati arabi e coloro che sostengono i palestinesi devono riconoscere che la stabilità potrà essere raggiunta solo con soluzione a due Stati e con Israele sicuro. È necessario sconfiggere l'estremismo per un futuro migliore".

IN EGITTO USA NON SI SONO SCHIERATI. Sull'Egitto, infine, il numero uno della Casa Bianca ha fatto sapere di volere una relazione costruttiva con il governo ad interim, ma ha anche sottolineato che dalla caduta di Mohammed Morsi a luglio gli Usa non si sono schierati con nessuna delle due parti. Washington, ha aggiunto, continuerà a sostenere l'Egitto in aree come l'educazione, a vantaggio della popolazione. Gli Usa, ha poi specificato, hanno sospeso l'erogazione di alcuni aiuti militari e il sostegno futuro "dipenderà dai progressi dell'Egitto nel perseguire un percorso democratico". Gli Usa forniscono al Cairo circa 1,5 miliardi di dollari all'anno, principalmente proprio in aiuti militari.

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