Obama: Accordo libero scambio fra 12 Paesi del Pacifico può essere patto storico

Pechino (Cina),10 nov. (LaPresse/AP) - Il Partenariato trans-pacifico (Ttp) "ha il potenziale per essere un accordo storico". Lo ha detto il presidente degli Stati Uniti Barack Obama, giunto a Pechino per la conferenza Apec (Asia-Pacific Economic Cooperation), aprendo i colloqui commerciali a margine della conferenza. Il presidente degli Stati Uniti ha invitato i leader mondiali a sbloccare le paralisi che hanno fatto ritardare l'accordo sul patto, che è fortemente voluto dalla Casa Bianca e che potrebbe costituire per Obama una delle rare occasioni di consenso con i Repubblicani del Congresso. Si tratta di un accordo di libero scambio fra 12 Paesi della Regione Asia Pacifico, ovvero: Australia, Brunei, Canada, Cile, Giappone, Malesia, Messico, Nuova Zelanda, Perù, Singapore, Stati Uniti e Vietnam.

Prima dell'arrivo di Obama in Cina, la Casa Bianca aveva minimizzato la prospettiva che un accordo venisse raggiunto durante il viaggio del presidente nella regione. La visita di Obama durerà otto giorni e toccherà tre Paesi. A seguito dell'incontro tra i leader, un alto funzionario dell'amministrazione Obama ha riferito che i negoziati continuano a fare dei progressi, ma che non c'è ancora un accordo finale.

I leader non hanno fissato una tempistica per la finalizzazione del patto, secondo il funzionario, che ha chiesto l'anonimato. In un comunicato a seguito dell'incontro, i leader dei 12 Paesi coinvolti nei colloqui commerciali hanno affermato di essere incoraggiati dai recenti progressi. "Rimaniamo impegnati ad assicurare che l'accordo finale rifletta la nostra comune visione di un accordo ambizioso, globale, di alto livello e bilanciato che migliori la competitività delle nostre economie, promuove l'innovazione e l'imprenditorialità, spinge la crescita economica e la prosperità, e sostiene la creazione di posti di lavoro nei nostri Paesi", si legge nel comunicato.

Obama ha dato al Partenariato trans-pacifico un posto centrale nei suoi tentativi di rafforzare gli investimenti economici degli Stati Uniti in Asia, che secondo quanto ha detto oggi è "la regione a crescita più rapida, più popolata e più dinamica nel mondo economicamente".

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