Nuovo soccorso Usa a imbarcazione iraniana: salvi sei marinai

Washington (Usa), 10 gen. (LaPresse/AP) - Per la seconda volta in meno di una settimana, una nave statunitense ha salvato un gruppo di marinai iraniani in pericolo. Una motovedetta della Guardia costiera americana, la Monomoy, spiega il Pentagono, ha infatti soccorso nelle prime ore della mattina nel golfo Persico del nord, sei iraniani la cui imbarcazione, un sambuco, sembra abbia avuto problemi al motore. Una delle sei persone salvate ha riportato alcune ustioni ed è stata curata a bordo della nave statunitense. Lo scorso giovedì, la Marina Usa aveva salvato 13 pescatori iraniani che erano stati sequestrati dai pirati somali oltre quaranta giorni fa.

Al momento dell'operazione, spiega il Comando centrale delle forze navali Usa con sede in Bahrain, due marinai si trovavano a bordo del sambuco, mentre gli altri quattro erano su una zattera legata alla poppa dell'imbarcazione. Il salvataggio è avvenuto a circa 80 chilometri a sudest del porto iracheno di Umm Qasr. L'equipaggio ha utilizzato razzi e torce per attirare l'attenzione della motovedetta intorno alle 3 della mattina. Il comandante, spiega George Little, addetto stampa del Pentagono, ha riferito che la sala macchine era stata allagata e si temeva che la barca "non fosse più abile alla navigazione".

Dopo essere stati nutriti e riforniti di coperte e acqua, i marinai sono stati trasferiti su una barca della guardia costiera iraniana, la Naji 7. "Senza il vostro aiuto, saremo morti. Grazie per tutto quello che avete fatto per noi", ha detto ringraziando gli americani il proprietario dell'imbarcazione in avaria, Hakim Hamid-Awi, secondo quanto si legge nel report scritto del Comando. L'uomo, riferisce inoltre un interprete civile a bordo della Monomoy, "manda i suoi saluti e i suoi ringraziamenti al nostro capitano e a tutti i membri dell'equipaggio per aver assistito ed essersi preso cura dei marinai iraniani".

Dopo il soccorso prestato ai 13 pescatori giovedì scorso, il governo di Teheran aveva definito l'azione un gesto "umanitario" da parte americana, attraverso il portavoce del ministero degli Esteri.

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