Nuovo scandalo per manifesti in metro New York: jihadisti selvaggi

New York (New York, Usa), 21 set. (LaPresse/AP) - A partire da lunedì prossimo, in dieci stazioni della metropolitana di New York saranno affissi manifesti che definiscono "selvaggi" gli estremisti musulmani. È opera di Pamela Geller, a capo del gruppo American Freedom Defense Initiative, blogger conservatrice cui una vittoria in tribunale ha permesso di esporre i poster. In principio la Metropolitan transportation authority (Mta) di New York si era rifiutata di affiggerli, sostenendo fossero "umilianti". Il testo completo recita: 'In ogni guerra contro l'uomo civilizzato e il selvaggio, sostieni quello civilizzato. Sostieni Israele. Sconfiggi la Jihad'.

Geller, che in passato ha organizzato campagne di protesta contro la costruzione di un centro islamico vicino a Ground Zero, dice di non essere preoccupata dall'eventualità di proteste violente, che potrebbero soffiare ulteriormente sul fuoco acceso in Africa e Asia dal film islamofobo 'Innocence of Muslims' e poi di nuovo dalle vignette satiriche del settimanale francese Charlie Hebdo.

"Se non è un film è una vignetta, se non è una vignetta è un orsetto di peluche" a infiammare il mondo musulmano, ha affermato. "Che cosa volete fare? Volete dare un premio all'estremismo islamico? Non sacrificherò la mia libertà per non offendere i selvaggi", ha proseguito. Il governo della Grande Mela aveva definito gli spot pericolosi perché "incitano all'odio", ma il mese scorso una Corte distrettuale ha stabilito che la pubblicazione di campagne simili vada permessa secondo il principio della libertà di espressione.

Finora la polizia di New York non ha fornito informazioni su possibili rafforzamenti della sicurezza nella metropolitana in vista della pubblicazione, né ha ricevuto minacce da gruppi islamici. "Abbiamo le mani legate", riferisce in questo senso il portavoce dell'autorità dei trasporti locale, Aaron Donovan. "Secondo i nostri standard sulla pubblicità, l'Mta deve appendere i manifesti", aggiunge. La campagna è costata alla Geller circa seimila dollari.

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