Nord Corea: Pronti ad attacco nucleare su Usa. Missili Pentagono a Guam

Pyongyang (Corea del Nord), 4 apr. (LaPresse/AP) - È sempre più tesa la situazione in Corea del Nord. Ieri sera un portavoce dell'esercito di Pyongyang, citato dall'agenzia stampa Korean Central News Agency, ha fatto sapere che le forze armate nordcoreane hanno dato il via libera alle truppe a rispondere all'aggressione statunitense con "potenti controattacchi militari" con armi nucleari. E stamattina da Seul giunge la notizia che la Corea del Nord ha spostato un missile a medio raggio sulla costa est. Tuttavia, spiega il ministro della Difesa sudcoreano, non comporterebbe rischi per gli Stati Uniti perché si tratta di missili con una gittata non sufficiente a raggiungere gli Usa.

LE MINACCE DI PYONGYANG. La minaccia rappresentata dagli Stati Uniti, si legge in una nota dell'esercito nordcoreano, sarà "annientata" dalla forza del popolo nordcoreano e dall'utilizzo di "mezzi nucleari più piccoli, leggeri e diversificati" da parte di Pyongyang. "Il momento dell'esplosione - recita l'agenzia - si sta avvicinando rapidamente. Nessuno può dire se scoppierà una guerra in Corea o no, o se scoppierà oggi o domani. La responsabilità di questa grave situazione cade interamente sull'ammistrazione statunitense e su guerrafondai desiderosi di usurpare la sovranità della Corea del Nord".

GLI ANALISTI RIDIMENSIONANO. Gli analisti, tuttavia, tendono a ridimensionare le minacce sostenendo che Pyongyang non avrebbe i mezzi per compiere un attacco nucleare agli Usa. Inoltre sollevano dei dubbi a partire proprio dalle mosse della Nord Corea: "anche ammesso che avessero i mezzi tecnici, perché il regime dovrebbe voler lanciare un attacco nucleare quando sa bene che qualsiasi uso di armi nucleari porterebbe a una devastante risposta militare?", si chiede per esempio Siegfried Hecker del Center for International Security and Cooperation alla Stanford University.

SPOSTATO MISSILE SULLA COSTA EST. Il ministro della Difesa sudcoreano, in un'audizione davanti ai deputati, ha confermato intanto che la Nord Corea ha spostato un missile di "gittata considerevole" sulla sua costa est, precisando però che non si tratta di un missile capace di colpire gli Stati Uniti. Il ministro ha smentito inoltre quanto riferito inizialmente dai media giapponesi, secondo i quali poteva trattarsi di un KN-08, un missile a lunga gittata che, se operativo, avrebbe potuto raggiungere gli Usa. Il responsabile della Difesa di Seul ha detto di non essere a conoscenza delle ragioni dello spostamento del missile, dicendo che potrebbe anche esser per "test o esercitazioni".

PER SEUL NESSUN SEGNALE DI CONFLITTO SU LARGA SCALA. Secondo il ministro sudcoreano, inoltre, non ci sono segnali che lascino pensare a un conflitto su larga scala. L'esercito della Corea del Sud, ha spiegato, non ha avvistato segnali che Pyongyang si stia preparando a un conflitto di ampie dimensioni. Indicazioni della preparazione a un possibile conflitto di grandi dimensioni potevano essere la mobilitazione di un certo numero di unità dell'esercito, così come di rifornimenti e di truppe di retroguardia, ma i funzionari dell'esercito sudcoreano non hanno notato nulla del genere in Corea del Nord, ha detto il ministro. "Le recenti minacce della Corea del Nord sono minacce retoriche. Credo che le probabilità di una provocazione su larga scala siano basse", ha detto Kim, aggiungendo però che esiste la possibilità che Pyongyang stia andando verso una provocazione di piccola entità a livello regionale, contro la Corea del Sud. Il ministro ha fatto a questo proposito riferimento, per citare un esempio di provocazione più piccola, all'episodio del 2010, quando Pyongyang bombardò l'isola sudcoreana di Yeonpyenong. In quell'attacco morirono quattro persone.

BLOCCATO PER 2° GIORNO ACCESSO A KAESONG. Stamattina intanto, per il secondo giorno consecutivo, le autorità di confine della Corea del Nord hanno impedito l'accesso dei lavoratori sudcoreani impiegati a Kaesong. Si tratta di un complesso industriale gestito congiuntamente dai due Paesi, e già ieri Pyongyang ha impedito ai lavoratori provenienti dalla Corea del Sud di raggiungere la città. I furgoni e i dipendenti diretti a Kaesong sono stati fermati e rimandati indietro una volta giunti nella città di Paju, alla frontiera. La Corea del Nord permette invece ai manager già presenti a Kaesong di tornare indietro. Secondo quanto riferisce il ministero dell'Unificazione di Seul, circa 220 sudcoreani dovrebbero attraversare il confine oggi per tornare indietro. Intanto si sono diffuse voci in base alle quali Pyongyang avrebbe minacciato di chiudere il complesso di Kaesong e una commissione governativa ha anche minacciato di ritirare i lavoratori nordcoreani dalle industrie della città. In ogni caso, se la Corea del Nord continuasse a negare l'ingresso ai lavoratori sudcoreani, sarebbe equivalente alla chiusura del complesso perché le fabbriche di Kaesong non possono mantenere in funzione le linee produttive senza i rifornimenti di materie prime che vengono mandate regolarmente dal Sud al Nord.

SISTEMA MISSILISTICO USA A GUAM. Quanto la situazione sia delicata è emerso ieri sera anche dalla decisione del Pentagono di dispiegare nel territorio di Guam il sistema avanzato di difesa missilistico conosciuto come Terminal High Altitude Area Defense System, per difendere le basi americane nel Pacifico. Nella regione Washington ha già dispiegato bombardieri, velivoli invisibili al radar e navi. Il dispiegamento del sistema Thaad, spiega il Pentagono, "rafforzerà le capacità di difesa per i cittadini americani nel territorio di Guam e delle forze Usa" di stanza nell'area. Washington, si legge nella nota, "continua a esortare la leadership nordcoreana a cessare le minacce provocatorie e a scegliere la strada della pace, rispettando i suoi obblighi internazionali". Gli Usa, conclude il comunicato, "restano vigili di fronte alla provocazioni nordcoreane e sono pronti a difendere il territorio statunitense, gli alleati, e l'interesse nazionale".

L'ORIGINE DELLE TENSIONI. La tensione nella penisola coreana si è innalzata nelle ultime settimane, fino a culminare nell'annuncio di ieri del via libera all'attacco agli Usa. Le minacce di Pyongyang nei confronti del Sud e di Washington sono giunte sia a seguito delle esercitazioni militari congiunte annuali di Usa e Corea del Sud, sia dopo le nuove sanzioni imposte da Onu e Stati Uniti a seguito dell'ultimo test nucleare realizzato dalla Corea del Nord lo scorso 12 febbraio, il terzo compiuto dal Paese. Martedì, inoltre, Pyongyang ha annunciato che sarà cominciato a breve "il riadattamento e il riavvio" delle strutture di Nyongbyon, fra cui il reattore a plutonio e un impianto di arricchimento dell'uranio. La penisola coreana è tecnicamente in stato di guerra perché la guerra di Corea degli anni '50 si è conclusa con una tregua e non con un trattato di pace; recentemente, inoltre, Pyongyang ha dichiarato nullo quell'armistizio.

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