Netanyahu a padre del palestinese ucciso: Omicidio ripugnante. In 3 confessano uccisione

Gerusalemme, 7 lug. (LaPresse) - Il premier israeliano Benjamin Netanyahu ha parlato con Hussein Abu Khdeir, il padre del ragazzino palestinese ucciso a Gerusalemme, e ha definito "ripugnante l'omicidio di suo figlio, non tollerabile da alcun essere umano". "Abbiamo agito immediatamente per catturare gli assassini" del giovane, ha detto il primo ministro secondo quanto riporta il suo profilo Twitter, "li porteremo a processo e saranno trattati nel pieno rispetto della legge". Il 16enne Mohammed Abu Khdeir è stato trovato morto mercoledì in un bosco di Gerusalemme, poche ore dopo che era stato rapito non lontano dalla sua casa. Il suo corpo era carbonizzato e l'autopsia ha rivelato che è stato arso vivo. Ieri la polizia israeliana ha arrestato diverse persone, secondo i media del Paese sei estremisti ebrei. Netanyahu ha dichiarato ieri sera che saranno puniti duramente perché "Israele non fa differenza tra il terrorismo arabo e quello ebraico".

Intanto tre sospetti hanno confessato l'omicidio del 16enne palestinese Mohammed Abu Khdeir, a quanto riporta la testata israeliana Haaretz. I tre nella confessione hanno ricostruito la dinamica dei fatti.

A dare la notizia della confessione, riporta la testata israeliana, è stata la polizia. Ieri sei persone erano state arrestate in relazione all'omicidio del 16enne Mohammed Abu Khdeir, trovato morto mercoledì in un bosco di Gerusalemme, poche ore dopo che era stato rapito. Il suo corpo era carbonizzato e l'autopsia ha rivelato che è stato arso vivo. Il sospetto è che sia stato ucciso da estremisti ebrei, per vendetta contro il recente rapimento e omicidio di tre ragazzi israeliani in Cisgiordania. La polizia sta anche indagando sulla possibilità di un collegamento con il tentato sequestro di un bambino palestinese di 9 anni nella stessa zona, avvenuto il giorno prima dell'omicidio. Maggiori dettagli sulla confessione, spiega Haaretz, non sono disponibili perché lo Shin Bet che ha in custodia i sospetti ha imposto l'obbligo del silenzio.

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