Nepal, gli sherpa abbandonano il campo base sull'Everest

Katmandu (Nepal), 23 apr. (LaPresse/AP) - Ancora polemiche in Nepal, dopo la tragedia sull'Everest che è costata la vita a 16 sherpa. Molti di loro hanno lasciato la cima più alta del mondo e stanno boicottando la stagione alpinistica, per chiedere migliori condizioni di lavoro e soprattutto maggiore sicurezza. Non solo, ma considerano la propria copertura assicurativa in caso di incidenti assolutamente inadeguata. Dopo un annunciato sciopero nei giorni scorsi, la protesta si è riaccesa oggi: molti di loro hanno lasciato il campo base e stanno tornando a valle, anche se non è ancora chiaro quanti dei circa 400 sherpa abbia aderito all'iniziativa.

Il contraccolpo delle proteste sulla stagione turistica è molto pesante. Molte scalate infatti si concentrano a metà maggio, quando in genere qualche giorno di bel tempo apre un piccola finestra temporale per le partenze. Molte agenzie hanno già cancellato le spedizioni programmate. Getta acqua sul fuoco il segretario nepalese della Cultura e del turismo, Sushil Ghimire. "Oggi la situazione - dice - è molto tranquilla e le persone stanno soltanto parlando. Ci sono voci secondo le quali hanno abbandonato tutte le spedizioni, che hanno lasciato tutto, ma non è vero". Il segretario annuncia che tra oggi e domani salirà al campo base.

"Molti - commenta - sono psicologicamente impreparati. Noi non imponiamo a nessuno di salire. Se una persona non è preparata fisicamente o mentalmente può ritirarsi. Ma gli sherpa devono ritirarsi senza bloccare le altre persone. Sarebbe illogico e anche ingiusto. Stanno iniziando adesso a realizzare che questa questione riguarda anche l'immagine dell'alpinismo nepalese nel mondo".

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