Nato, scintille tra Trump e Macron: resta nodo Erdogan. Occhi su Cina e Russia
Nato, scintille tra Trump e Macron: resta nodo Erdogan. Occhi su Cina e Russia

Tensione all'apertura del vertice per i 70 anni del Patto Atlantico

Le sfide poste dalla Cina, uno sguardo alla Russia e la minaccia del presidente turco Recep Tayyip Erdogan. Già offuscato da numerose controversie interne, il vertice Nato che si è aperto a Londra in occasione del 70esimo anniversario dell'Alleanza sembra rafforzare la frattura tra gli alleati. Ancora prima della cena di gala di martedì sera a Buckingham Palace, alla presenza della regina Elisabetta, le recenti dichiarazioni del presidente francese Emmanuel Macron secondo cui l'Alleanza, nata nel 1949, sarebbe in uno stato di "morte cerebrale" e le crescenti tensioni con il presidente turco sul suo intervento in Siria, hanno elettrificato la serata londinese. Trump ha aperto le ostilità definendo le dichiarazioni di Macron "molto offensive" e "molto, molto cattive": "nessuno ha bisogno della Nato più della Francia", ha commentato il tycoon durante una conferenza stampa con il segretario generale Jens Stoltenberg. Di fronte al presidente francese, qualche ora dopo, Trump ha adottato un tono più conciliante ma Macron non ha capitolato e ha annunciato di restare fermo nella sua convinzione che l'Alleanza sia in coma. Parole che hanno irritato i colleghi. "Non dobbiamo mettere in discussione l'unità e la volontà degli alleati di difendersi a vicenda", ha insistito Stoltenberg.

Internamente, l'offensiva di Ankara ad ottobre nella Siria nord-orientale, senza informare gli altri membri dell'Alleanza, ha accentuato le tensioni. La situazione è trascesa nell'incidente diplomatico tra Parigi e Ankara della scorsa settimana, quando Erdogan ha ritenuto che il presidente francese fosse lui stesso in uno stato di "morte cerebrale". "Quando guardo la Turchia, stanno combattendo contro coloro che hanno combattuto al nostro fianco, e talvolta lavorano con intermediari" dell'Isis, ha commentato Macron. Il riferimento è alla milizia curda Ypg, definita da Ankara una minaccia e un'organizzazione terroristica: dichiarazione su cui Erdogan vorrebbe che tutti gli alleati convergessero, pena il blocco del piano sui paesi baltici e la Polonia. Sulla due giorni dell'Alleanza pesa infatti il veto posto dal leader turco sul piano redatto per rafforzare le difese dei paesi del Baltico e della Polonia di fronte alla Russia, in reazione al blocco del testo in cui la milizia curda dell'Ypg viene definita una 'minaccia'. Nella serata di martedì, lo stesso Macron insieme ad Angela Merkel e Boris Johnson ha avuto un incontro "utile" di quasi un'ora con il presidente turco senza però che siano state sollevate "tutte le ambiguità".

I nodi sono rimandati a mercoledi mattina in un lussuoso campo da golf a Watford, alla periferia di Londra. In cima all'agenda: l'ascesa della Cina e la militarizzazione dello spazio, oltre alle difficili relazioni con la Russia. Vladimir Putin ha denunciato il comportamento "non corretto o addirittura maleducato" della Nato, accusata dal Cremlino di aver continuato a crescere nonostante le promesse fatte, secondo Mosca, prima della caduta dell'Urss. Ma si è detto pronto a collaborare con l'Alleanza atlantica. "Dobbiamo avviare un dialogo senza ingenuità con la Russia per ridurre la conflittualità" con questo paese, ha sostenuto Emmanuel Macron, ribadendo come conditio sine qua non la risoluzione della crisi ucraina.

Sull'altro versante resta la Cina, di cui la Nato riconoscerà formalmente per la prima volta le "sfide". "La Cina ha il secondo bilancio per la difesa più grande al mondo e ha un gran numero di nuove capacità moderne, inclusi missili a lungo raggio in grado di raggiungere l'intera Europa e gli Stati Uniti", ha dichiarato Stoltenberg che non vuole sentire parlare di 'avversario.

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